Bonifico istantaneo e truffa: che cosa fare quando i soldi sono già partiti
Chiama la banca, di’ che il pagamento è partito a causa di una truffa e annota con chi hai parlato. Tutto il resto viene da quella telefonata, e funziona meglio finché i soldi possono essere ancora fermi sul conto di chi li ha ricevuti. Non chiamare nessun numero comparso nella conversazione in cui è avvenuta la truffa.

Che cosa fare nella prima ora
- Chiama la banca o l’app di pagamento a un numero che hai trovato tu. Usa il numero sul retro della carta, quello dentro l’app che avevi già installato, o quello stampato sull’estratto conto. Di’ chiaramente che hai disposto un pagamento a causa di una truffa.
- Dai i dati della ricevuta. La data, l’ora esatta, l’importo, l’IBAN del beneficiario, il nome comparso sulla schermata di conferma e il numero di riferimento dell’operazione.
- Fai due domande precise. Se quel pagamento si può ancora bloccare o richiamare, e se la pratica viene aperta come frode. Fatti dare un numero di pratica prima che la telefonata finisca, e ripetilo ad alta voce per essere sicuro di averlo scritto bene.
- Chiedi la risposta per iscritto. Il numero di pratica, la conferma che il reclamo è stato aperto e la decisione quando arriva. Ogni passo successivo dipende da avere quel documento.
- Conserva la ricevuta e i messaggi. Non cancellare la conversazione, l’annuncio, il profilo o l’inserzione. Fai uno screenshot di tutto quello che potrebbe sparire.
Che cosa dire se riesci a parlare con una persona
Di’ subito che il pagamento è stato disposto durante una truffa e che stai segnalando una frode. Dai l’importo, la data, l’ora e i dati della ricevuta. Chiedi come mandare i documenti, dove si segue la pratica e quanto dovrebbe durare l’esame.
Non devi aspettare la denuncia per chiamare la banca. Prima la telefonata, poi i documenti.

Perché un bonifico istantaneo è così difficile da annullare
Il bonifico istantaneo è costruito per regolare subito e restare regolato. È il prodotto. La Banca d’Italia lo scrive senza giri di parole nella pagina dedicata al bonifico istantaneo: trasferisce il denaro sul conto del beneficiario in meno di dieci secondi ed è irrevocabile nel momento stesso in cui viene disposto. Il denaro diventa subito disponibile per chi lo riceve, e per questo recuperarlo è molto difficile, quando non impossibile.
È proprio questa la ragione per cui chi truffa lo chiede. Un pagamento con carta passa attraverso un circuito che prevede una procedura di contestazione. Un bonifico istantaneo non ha quel livello. La tua banca può chiedere alla banca del beneficiario di restituire i fondi, ma non può ordinarglielo.
I soldi che finiscono su un conto aperto apposta vengono quasi sempre spostati in fretta: prelevati, divisi su più conti o convertiti in qualcosa che si muove ancora più velocemente. Una segnalazione fatta la mattina stessa incontra un saldo diverso da una fatta il lunedì su un pagamento del venerdì. È l’unico motivo per cui qui la velocità conta davvero, ed è anche il motivo per cui nessuno di onesto ti promette un rimborso.
Non prometterti niente è già una forma di rispetto: un bonifico istantaneo che hai disposto tu non torna indietro per diritto. Quello che puoi fare è segnalarlo subito, documentarlo bene e usare i canali giusti.
Che cosa coprono le regole e che cosa lasciano fuori
In Italia non esiste un programma pubblico che restituisca i soldi mandati con un bonifico istantaneo. Quello che esiste sono le regole sui servizi di pagamento, e la cosa che decide la maggior parte di questi casi è una distinzione che le banche prendono molto sul serio.
La distinzione che decide tutto
Operazione non autorizzata vuol dire che il denaro si è mosso senza di te, per esempio dopo che qualcuno è entrato nel tuo conto. Ordine dato da te, anche se ingannato, vuol dire che il pagamento l’hai autorizzato tu. Segnala subito in entrambi i casi, e di’ chiaramente quale delle due cose è successa invece di lasciare che sia la banca a deciderlo.
Per l’operazione non autorizzata la Banca d’Italia spiega, nella pagina sulle operazioni di pagamento non autorizzate, che l’intermediario deve rimborsare immediatamente e comunque entro la fine della giornata operativa successiva a quella in cui ne viene a conoscenza. Il rimborso può essere escluso se il cliente ha agito con dolo o con colpa grave, cioè con una grave imprudenza nella custodia delle credenziali, e la contestazione va fatta appena ti accorgi del problema e comunque entro 13 mesi dall’addebito.
Un bonifico che hai disposto tu dopo essere stato ingannato di solito cade fuori da quelle regole, perché sono scritte per le operazioni che non hai autorizzato. È per questo che molte di queste richieste vengono respinte, e vale la pena saperlo prima di chiamare invece che dopo. Non dice niente su di te: è il modo in cui la regola è scritta.
C’è però un punto nuovo che ti riguarda, e vale dal 9 ottobre 2025. Da quella data, per i bonifici ordinari e istantanei, la verifica del beneficiario è obbligatoria: prima che tu autorizzi il pagamento, la banca confronta l’IBAN con il nome del beneficiario e ti mostra in tempo reale uno di quattro esiti, cioè corrispondenza, corrispondenza parziale, mancata corrispondenza o impossibilità di verifica. Il servizio è gratuito e non va attivato. La stessa pagina della Banca d’Italia sul bonifico istantaneo aggiunge che, se l’intermediario non ha applicato correttamente quella verifica, deve rimborsare. Quindi, quando chiami, chiedi anche che esito ti è stato mostrato e se ti è stato mostrato.
Se hai pagato con carta di credito o di debito, la strada è diversa: esiste una procedura per contestare l’addebito con chi ha emesso la carta. Chiama il numero sulla carta e chiedi come si presenta la contestazione ed entro quanto tempo, perché i termini dipendono dal circuito e dal contratto.
Conserva le ricevute e il registro di ogni telefonata
La ricevuta, i messaggi e i numeri di pratica sono quello che ti permette di raccontare il caso senza dipendere dalla memoria settimane dopo. Tieni gli originali dove puoi, e fai uno screenshot di tutto quello che l’altra parte potrebbe cancellare: l’annuncio, il profilo, l’inserzione, il numero di telefono, la conversazione.
Metti insieme almeno questo:
- la ricevuta del pagamento, con data, ora, importo e i dati del beneficiario che riporta;
- il numero di pratica della banca, con la data, l’ora e il modo in cui li hai contattati;
- i messaggi, l’annuncio, l’indirizzo del sito o il profilo coinvolto;
- qualunque richiesta di un codice, di una password o di dati personali fatta durante la conversazione;
- una cronologia breve scritta in ordine, dal primo contatto al momento in cui hai segnalato.
Manda queste cose solo attraverso i canali della tua banca o all’autorità che riceve la denuncia. Non andare a cercare la persona il cui nome è comparso sulla schermata di conferma. Quel nome può appartenere a qualcuno reclutato nello schema, o a una persona a cui hanno rubato l’identità, e contattarla ti mette in una posizione peggiore, non migliore.
Quando denunciare e dove altro segnalare
La denuncia si presenta quando dei soldi sono partiti a causa di una truffa. Mette a verbale il tuo racconto, e banche, emittenti di carte e assicurazioni la chiedono spesso prima di andare avanti con una pratica.
Si presenta agli uffici della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri. Il Commissariato di PS online spiega nella pagina Denuncia per reati telematici che truffa, frode informatica, accesso abusivo a un sistema informatico, indebito utilizzo di carte di credito e di pagamento e diffamazione online rientrano nel servizio di denuncia online, a cui si accede con SPID o CIE e che va poi formalizzato di persona in un ufficio, su appuntamento. Quel servizio è ancora in fase sperimentale e attivo solo in alcuni uffici del Lazio, quindi la strada che funziona ovunque resta l’ufficio di polizia. Chiedi copia della denuncia e il numero di protocollo.
Nella denuncia racconta i fatti in ordine: come è cominciato il contatto, che cosa ti è stato detto, quando è partito il pagamento e quando hai avvisato la banca. Allega quello che hai. Un linguaggio semplice va benissimo. Quello che conta è che i fatti siano a verbale con una data.
Accanto alla denuncia esiste la segnalazione, che è un’altra cosa e serve comunque. La Polizia Postale raccoglie le segnalazioni sul portale del Commissariato di PS online, nella pagina Segnala online, dove il phishing è una delle voci del modulo, e la pagina stessa chiarisce che non sostituisce il pronto intervento. Nel bilancio 2025 della Polizia Postale, pubblicato il 10 gennaio 2026, il cybercrime economico-finanziario da solo vale 27.085 casi trattati e 4.489 persone indagate, dentro un totale di 51.560 casi, e nello stesso anno il portale ha ricevuto circa 94.000 segnalazioni.
Puoi segnalare la truffa anche ad Altroconsumo, che raccoglie gratuitamente siti, SMS, telefonate ed email truffa, li analizza e pubblica i casi più ricorrenti. Se qualcuno ti sta minacciando o c’è un pericolo immediato, il numero è il 112, il numero unico europeo di emergenza, non un modulo online.
Che cosa aspettarsi davvero
Non c’è nessuna garanzia di rivedere i soldi, e spesso non tornano affatto. Segnalare apre un esame, non un annullamento. Che qualcosa torni indietro dipende da se i fondi sono ancora fermi da qualche parte, da che cosa decide la banca che li ha ricevuti e da come la tua banca classifica la pratica. Un rimborso parziale è possibile. Anche niente lo è.
Se la banca chiede altri documenti, mandali dai canali ufficiali e tieni copia di tutto quello che mandi. Quando arriva una decisione, annota la data e la motivazione che ti è stata data, perché servono entrambe se il caso passa a un altro canale.
La responsabilità di una truffa è di chi l’ha costruita. Questi messaggi sono fatti per sembrare veri e per muoversi in fretta, usando l’urgenza, un nome conosciuto o dei dati su di te che erano facili da trovare. Averci creduto non dice niente sul tuo giudizio. Da qui in avanti il lavoro è documentare il caso e usare i canali giusti.
Se la banca respinge la richiesta o non risponde
Chiedi la decisione per iscritto, con la motivazione. Se il termine è passato senza risposta, o la risposta non sta in piedi, sali di livello in questo ordine.
- Il reclamo scritto all’intermediario. È il passaggio obbligato prima di tutto il resto. Sui servizi di pagamento, come bonifici e carte, l’intermediario ha 15 giorni per rispondere. Dai il numero di pratica che già hai e fatti dare quello del reclamo.
- L’Arbitro Bancario Finanziario. La Banca d’Italia spiega che l’ABF è un organismo per risolvere le controversie fuori dal tribunale: il ricorso si presenta entro 12 mesi dal reclamo, costa 20 euro di contributo spese, non richiede un avvocato, e se il ricorso viene accolto anche solo in parte l’intermediario ti rimborsa il contributo.
- L’esposto alla Banca d’Italia. È una comunicazione scritta con cui segnali un comportamento irregolare del tuo intermediario. Si manda gratuitamente dai servizi online della Banca d’Italia e non richiede un avvocato. Attenzione a che cosa fa e a che cosa non fa: la Banca d’Italia gira l’esposto all’intermediario e lo usa per la vigilanza, ma non decide nel merito del tuo rapporto contrattuale al posto di un giudice o dell’Arbitro.
- Le associazioni dei consumatori. Seguono la pratica, conoscono le strade di conciliazione e sanno quando la controversia merita di passare in tribunale.
Questi canali obbligano a una risposta e costruiscono un documento. Nessuno di loro garantisce un rimborso, e se qualcuno te li descrive come un modo per ottenerlo di sicuro, ti sta dicendo quello che vuoi sentire.
Le truffe che finiscono più spesso in un bonifico
Un esempio
Una madre riceve un messaggio da un numero che non conosce, con la foto di suo figlio: “Mamma, ho un numero nuovo. Devo pagare una cosa oggi e l’app della banca è bloccata. Puoi mandarli tu che domani te li restituisco?” La schermata di conferma mostra un nome che lei non conosce, e la conversazione spiega che è quello del padrone di casa. Lei manda il bonifico. Mezz’ora dopo il figlio la chiama dal suo numero di sempre e dice che non le ha scritto.
In quel caso la strada è quella di questa pagina: chiamare la banca, segnalare come truffa, conservare la conversazione e far avvisare il resto della famiglia. Se invece chi ha scritto avesse usato l’account vero del figlio, la situazione sarebbe un account rubato, e la si affronta come è spiegato in account WhatsApp rubato.
Queste sono le situazioni che finiscono più spesso in un bonifico istantaneo:
- Il familiare o l’amico nei guai: un numero nuovo, una foto conosciuta e una richiesta urgente, come nell’esempio qui sopra.
- Il finto ufficio antifrode della banca: qualcuno chiama o scrive per un addebito sospetto e ti dice di spostare i soldi su un conto sicuro. La Banca d’Italia è netta: la banca non ti chiede mai i dati dei pagamenti online, e nessuno di legittimo ti dice di spostare il denaro per proteggerlo. Come funziona quella telefonata è in che cos’è il vishing.
- Il finto venditore: un annuncio molto sotto prezzo, su un social o su un sito costruito apposta, con pagamento accettato solo per bonifico istantaneo. Il pagamento parte e l’oggetto non arriva mai. I controlli da fare prima sono in come capire se un’azienda è affidabile.
- Le coordinate cambiate: un messaggio dentro uno scambio di email già in corso dice che l’IBAN per una fattura, un acconto o un rogito è cambiato. È cambiato solo il numero di conto, e il resto della conversazione è vero.
- Il pagamento arrivato per sbaglio: dei soldi compaiono sul tuo conto, qualcuno dice che è stato un errore e ti chiede di rimandarli a un altro IBAN. Non mandare niente. Segnala alla tua banca e lascia gestire a lei, perché il bonifico di partenza potrebbe essere rubato o essere richiamato più avanti, lasciandoti scoperto due volte.
Attenzione alla seconda truffa
Dopo la prima perdita può comparire qualcuno che si offre di recuperare i tuoi soldi in cambio di una commissione, di un anticipo o di una serie di dati personali. Non fare un altro pagamento e non consegnare una password, un codice o l’accesso al telefono. Una promessa mandata per messaggio non cambia niente dell’esame che la banca sta facendo.
Chi ha appena perso dei soldi viene contattato di nuovo proprio per quel motivo, e a volte l’offerta arriva usando il nome della banca, di uno studio legale o di un ente pubblico. Se qualcuno usa il nome della tua banca, chiudi la conversazione e apri tu l’app o chiama il numero sulla carta. Usa il numero di pratica che hai già per chiedere conto di qualunque novità ti venga raccontata. Diffida soprattutto di chi promette un risultato certo o vuole essere pagato prima di spiegare esattamente che cosa farà.
Abitudini per il prossimo pagamento
Chiusi i passi urgenti, qualche abitudine riduce il rischio sulla richiesta successiva.
- Leggi la schermata di conferma prima di autorizzare. Guarda il nome, l’IBAN e l’esito della verifica del beneficiario. Se non coincidono con la storia che ti hanno raccontato, non mandare niente.
- Conferma le richieste su un contatto che avevi già. Se un messaggio dice di essere una persona a te vicina, chiama il numero che era già nella tua rubrica, non quello fornito nella conversazione.
- Apri la banca da solo. Usa l’app che hai installato tu o scrivi l’indirizzo che conosci, invece di qualunque link arrivato in un messaggio.
- Attiva le notifiche delle operazioni e i limiti dove la banca lo permette. Molte banche lasciano impostare un tetto ai bonifici o una conferma in più sopra un certo importo. Guarda che cosa offre la tua.
- Per gli acquisti da chi non conosci, preferisci la carta. Un addebito su carta ha dietro una procedura di contestazione che un bonifico istantaneo non ha.
Queste cose riducono il rischio. Non lo eliminano, e nessuna abitudine rende nessuno immune. Quando qualcosa non torna, fermare il pagamento e verificare da un altro canale resta sempre possibile. Il repertorio completo è in come evitare le truffe.
Domande frequenti sul bonifico istantaneo finito in truffa
Un bonifico istantaneo si può annullare dopo averlo disposto?
No. La Banca d’Italia scrive che il bonifico istantaneo è irrevocabile nel momento stesso in cui viene disposto e che il denaro diventa subito disponibile per chi lo riceve. La tua banca può chiedere alla banca del beneficiario di restituirlo, ma non può ordinarglielo. Chiamala lo stesso, subito: l’unica possibilità che esiste dipende dai soldi ancora fermi su quel conto.
La banca è obbligata a rimborsarmi un bonifico che ho disposto io?
Non automaticamente. Le regole sul rimborso riguardano le operazioni non autorizzate, cioè quelle avvenute senza di te, e prevedono il rimborso entro la fine della giornata operativa successiva, salvo dolo o colpa grave. Un bonifico che hai autorizzato tu dopo essere stato ingannato di solito cade fuori da quelle regole. Segnala subito in ogni caso e di’ chiaramente che cosa è successo.
Entro quanto devo segnalare?
Lo stesso giorno. La possibilità concreta di recuperare qualcosa dipende dai soldi ancora fermi sul conto di destinazione, che di solito è questione di ore. Per l’operazione non autorizzata la contestazione va fatta appena te ne accorgi e comunque entro 13 mesi dall’addebito, ma non aspettare la denuncia o i documenti per chiamare la banca.
La banca ha respinto la mia richiesta. Che cosa posso fare?
Chiedi la decisione e la motivazione per iscritto, poi manda un reclamo scritto all’intermediario, che sui servizi di pagamento ha 15 giorni per rispondere. Se la risposta non arriva o non ti soddisfa, puoi presentare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario entro 12 mesi dal reclamo, con 20 euro di contributo spese e senza avvocato. Puoi anche mandare un esposto alla Banca d’Italia. Nessuno di questi canali garantisce un rimborso.
Che cosa faccio con il nome comparso sulla ricevuta?
Conserva la ricevuta e dai una copia alla banca e a chi riceve la denuncia. Non contattare quella persona. Un nome su una schermata di conferma non stabilisce chi ha organizzato la truffa, e può appartenere a qualcuno reclutato nello schema o a una vittima di un furto di identità.
Mi hanno offerto di recuperare i soldi in cambio di una commissione. È vero?
No. Non pagare niente e non dare password, codici o accesso al telefono. Chi ha appena perso dei soldi viene ricontattato apposta con offerte di recupero. Nessun ente pubblico chiede un compenso per restituirti dei soldi né ti contatta per primo per offrirtelo. Qualunque novità ti venga raccontata, verificala con la tua banca usando il numero di pratica che hai già.
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