Assicurazione sulla vita: come funziona, quanto serve e quali sono le differenze tra le polizze

Un’assicurazione sulla vita paga un capitale alla persona indicata se muori mentre il contratto è in corso, oppure a te se a una certa data sei vivo. Con lo stesso nome si vendono polizze di protezione e di investimento.

Una coppia seduta sul divano di sera legge qualcosa su un tablet, una mano appoggiata sull'altra

Qual è la differenza tra contraente, assicurato e beneficiario?

Nell’assicurazione sulla vita ci sono tre ruoli diversi. L’IVASS li spiega nella guida sulle assicurazioni vita. Il contraente stipula il contratto e paga il premio. L’assicurato è la persona sulla cui vita viene stipulato il contratto. Il beneficiario è chi riceverà i soldi. Può essere la stessa persona per tutti e tre i ruoli, oppure possono essere tre persone diverse.

La scelta del beneficiario richiede particolare attenzione. Alla morte dell’assicurato, questa persona riceve quanto previsto dalla polizza anche se non è un erede e anche se gli eredi non sono d’accordo. Il motivo è indicato nel codice civile: l’articolo 1920 stabilisce che, quando viene indicato come beneficiario, il terzo acquisisce un proprio diritto alle somme dell’assicurazione. Queste somme derivano dal contratto e non dall’eredità.

Per questo l’IVASS dà due consigli pratici. Indica nome e cognome, invece di usare formule generiche come i miei eredi legittimi, e fornisci all’impresa informazioni aggiornate che permettano di rintracciare quella persona. Il beneficiario viene scelto dal contraente, che può cambiarlo anche più volte con una comunicazione scritta all’impresa o con il testamento. Non può farlo se ha rinunciato espressamente a questa possibilità scegliendo un beneficiario irrevocabile.

Nelle polizze caso morte, se l’assicurato è una persona diversa dal contraente, il contratto è valido solo se l’assicurato firma una dichiarazione scritta con cui dà il proprio consenso.

Temporanea caso morte, vita intera, caso vita e polizze miste

Le polizze vita si dividono in tre famiglie in base all’evento coperto: la morte dell’assicurato, il fatto che sia ancora in vita dopo una certa data oppure entrambe le possibilità.

  • Temporanea caso morte: è la forma più diffusa tra le polizze di protezione. Dura per un periodo scelto da te, per esempio dieci o venti anni, e paga il capitale solo se la morte avviene durante quel periodo. Se alla scadenza l’assicurato è ancora vivo, l’impresa trattiene l’intero importo versato. I premi non vengono restituiti perché servono a pagare la copertura per quegli anni.
  • Vita intera: è sempre una polizza caso morte, ma non ha una scadenza prestabilita. Dura per tutta la vita dell’assicurato e la somma prevista viene pagata ai beneficiari alla sua morte.
  • Caso vita: paga un capitale o una rendita se l’assicurato è ancora in vita a una certa scadenza. Può prevedere un capitale differito, una rendita differita o una rendita immediata.
  • Miste: combinano le due coperture e permettono di stabilire quanta parte del premio destinare al caso vita e quanta al caso morte.

Tra le polizze caso morte, l’IVASS include anche la Long Term Care. Questa polizza garantisce una rendita per tutta la vita se l’assicurato non riesce più a svolgere da solo le normali attività quotidiane, per esempio per pagare l’assistenza a casa o una struttura.

Le polizze che prevedono anche un investimento

Con il nome di assicurazione sulla vita vengono venduti anche prodotti in cui la parte principale è l’investimento. L’IVASS li chiama prodotti di investimento assicurativo e ne distingue due tipi.

Le polizze rivalutabili investono il premio in un fondo gestito separatamente dalle altre attività dell’impresa, chiamato gestione separata. Di regola non hanno un rischio elevato e possono garantire un rendimento minimo, oltre alla restituzione del capitale investito.

Le polizze unit linked funzionano in modo diverso. Secondo l’IVASS sono prodotti di investimento complessi, adatti a chi ha almeno una conoscenza di base dei mercati finanziari, perché non garantiscono la restituzione del capitale investito. Il loro valore dipende dall’andamento delle quote dei fondi in cui vengono investiti i premi.

Esistono anche i prodotti multiramo, che combinano polizze rivalutabili e unit linked, e i piani pensionistici individuali, cioè contratti di assicurazione sulla vita pensati per integrare la pensione.

Dove va una parte del premio

Non tutto quello che versi aumenta il capitale. Una parte paga l’intermediazione e la gestione del contratto. Questi costi si chiamano caricamenti e, come ricorda l’IVASS, riducono il capitale investito e quindi la somma finale. Chiedi che siano indicati con una cifra, non come percentuale di un’altra percentuale.

Ci sono due tutele da conoscere. Se il valore di un prodotto di investimento assicurativo scende di oltre il 30 per cento rispetto ai premi investiti, l’impresa deve comunicarti entro dieci giorni l’importo delle perdite. Deve inviare una nuova comunicazione ogni volta che la perdita aumenta di un altro 10 per cento. Il contratto deve comunque mantenere una funzione previdenziale, altrimenti non può essere considerato un prodotto assicurativo.

Come calcolare il capitale necessario

Non esiste una formula valida per tutti. Il calcolo parte dalle persone che dipendono da te e dagli impegni economici che resterebbero dopo la tua morte.

  1. Elenca le persone che dipendono da te, compreso chi dipende dal lavoro che fai in casa e che, in tua assenza, dovrebbe essere pagato.
  2. Calcola gli impegni che resterebbero: il mutuo, gli altri debiti, l’affitto, le spese fisse e gli anni di scuola o università ancora da pagare.
  3. Considera le spese immediate, cioè quelle che si concentrano nei primi mesi.
  4. Sottrai quello che è già disponibile: risparmi accessibili, coperture già attive ed eventuali prestazioni a cui la tua famiglia avrebbe diritto.
  5. Annota le ipotesi usate per il calcolo e rivedile dopo cambiamenti importanti, come una nascita, una separazione, un nuovo mutuo o un cambio di lavoro.

Un’indicazione dell’IVASS può aiutarti a scegliere la durata. Se hai un mutuo e sei la principale fonte di reddito della famiglia, una temporanea caso morte che dura quanto il mutuo può essere una scelta adatta.

Controlla anche le coperture che potresti già avere. Quando accendi un mutuo o chiedi un credito al consumo, la banca può proporti una polizza collegata al finanziamento, come avviene per la polizza sulla casa. L’IVASS le descrive nella guida sulle polizze connesse a mutui e finanziamenti. Queste polizze coprono il rischio di non riuscire a pagare il debito e tutelano anche gli eredi, che altrimenti dovrebbero pagare le rate. Se ne hai una, controlla che cosa paga, a chi e per quante rate. Spesso, infatti, il rimborso copre solo un numero stabilito di rate successive all’evento previsto dalla polizza.

Quanto costa un’assicurazione sulla vita?

Il costo di un’assicurazione sulla vita si chiama premio e non è uguale per tutti. L’impresa lo calcola in base alla persona e al contratto, quindi non è possibile indicare qui una tariffa unica. L’importo dipende dalle garanzie scelte e dal loro valore, dall’età e dallo stato di salute dell’assicurato, da abitudini come il fumo e dal lavoro che svolge. Il contratto può prevedere un solo pagamento oppure pagamenti periodici, dello stesso importo o crescenti secondo la regola indicata nelle condizioni.

Quando stipuli il contratto devi fornire informazioni esatte, complete e veritiere sul rischio. L’IVASS avverte nella guida generale sulle assicurazioni che informazioni inesatte o incomplete possono ridurre o far perdere la somma dovuta quando si verifica l’evento coperto, e possono anche portare all’annullamento del contratto. In una polizza vita, le conseguenze ricadrebbero sulle persone per cui hai scelto la copertura. Se non sai come descrivere una condizione, usa le parole presenti nei tuoi documenti medici e lascia che sia chi esamina la richiesta a classificarla.

Durante il contratto devi comunicare anche i cambiamenti di professione. Nelle assicurazioni sulla vita, inoltre, il premio non può essere pagato in contanti.

Prima della firma ricevi i documenti informativi. Per i prodotti vita che non prevedono investimenti sono il DIP Vita e il DIP aggiuntivo. Per i prodotti di investimento assicurativo sono il KID, preparato secondo un modello europeo che permette di confrontare prodotti diversi, e il DIP aggiuntivo. Quest’ultimo contiene i dettagli sui costi ed è il documento da leggere per primo.

Recesso, riscatto e premi non pagati

Se cambi idea dopo aver firmato, puoi recedere dal contratto entro 30 giorni dalla sottoscrizione. Il recesso chiude il contratto e l’impresa deve restituirti il premio versato, sottraendo la parte relativa al periodo in cui il contratto è stato attivo e le spese di emissione, che devono essere indicate con chiarezza. Di solito la comunicazione va inviata con raccomandata o PEC. Le modalità precise sono indicate nel contratto.

In seguito, se il contratto lo permette, puoi chiuderlo prima della scadenza chiedendo il riscatto, cioè il pagamento anticipato della somma maturata. Può essere poco conveniente perché, di solito, l’impresa trattiene una parte del capitale. Se il contratto non lo esclude, puoi anche riscattare solo una parte e mantenere attiva la polizza per la parte restante.

Un’altra possibilità è la riduzione. Smetti di pagare i premi e il contratto resta valido fino alla scadenza, ma per un capitale più basso, calcolato in base ai premi già pagati. In genere puoi riprendere i pagamenti in seguito versando le rate arretrate con gli interessi.

Se smetti di pagare senza comunicarlo, le conseguenze dipendono dal momento in cui avviene. Se non versi per intero il premio del primo anno, l’impresa può chiedere il pagamento entro sei mesi. Se non paghi i premi successivi al primo entro il termine indicato nel contratto o entro 15 giorni dalla scadenza, il contratto si scioglie automaticamente e i premi già versati restano all’impresa, salvo che il contratto preveda la riduzione o il riscatto.

Per permetterti di seguire l’andamento del contratto, l’impresa deve inviarti l’estratto conto annuale entro 60 giorni dalla fine dell’anno solare, rispondere alle richieste di chiarimento entro 20 giorni e avvisarti almeno un mese prima della scadenza.

Il codice civile prevede anche una regola sul suicidio. L’articolo 1927 stabilisce che, se l’assicurato muore per suicidio prima che siano passati due anni dalla stipula del contratto, l’assicuratore non è tenuto a pagare, salvo che il contratto stabilisca diversamente.

Fonte: Banca d’Italia – Eurosistema

Quali sono gli svantaggi di un’assicurazione sulla vita?

Gli svantaggi dipendono dal tipo di assicurazione sulla vita. Prima di firmare, conviene conoscere quelli descritti nella guida dell’IVASS sulle assicurazioni vita.

  • Nella temporanea caso morte i premi non vengono restituiti. Se alla scadenza l’assicurato è vivo, l’impresa trattiene tutto quello che hai versato perché i premi hanno pagato la copertura per quegli anni.
  • Una parte del premio copre i costi. I caricamenti, cioè i costi di intermediazione e gestione del contratto, riducono il capitale usato per calcolare la somma finale.
  • Chiudere il contratto in anticipo ha un costo. Con il riscatto, di solito, l’impresa trattiene una parte del capitale. Per questo la chiusura anticipata può essere poco conveniente.
  • Le unit linked possono perdere valore. Non garantiscono la restituzione del capitale perché il loro valore segue l’andamento dei fondi in cui vengono investiti i premi.
  • Il contratto può durare a lungo. Se non paghi i premi successivi al primo entro il termine indicato nel contratto o entro 15 giorni dalla scadenza, il contratto si scioglie e i premi già versati restano all’impresa, salvo che siano previsti la riduzione o il riscatto.
  • Informazioni inesatte possono ridurre la somma dovuta. Dati sbagliati o incompleti sulla salute possono ridurre o annullare il pagamento destinato ai beneficiari.

Il rendimento dipende dal tipo di polizza. Una temporanea caso morte non produce un rendimento perché serve solo come copertura. Una rivalutabile può garantire un rendimento minimo, mentre una unit linked dipende dall’andamento dei mercati. Prima di firmare, puoi trovare i costi del prodotto proposto nel DIP aggiuntivo.

Come ricevere il capitale

Per ricevere il pagamento devi presentare all’impresa una richiesta con i documenti previsti dal contratto, che di solito sono elencati nella polizza. In genere l’impresa paga il capitale o la rendita entro 30 giorni da quando riceve tutta la documentazione. Se non paga entro questo termine, deve aggiungere gli interessi di mora.

C’è un limite di tempo per presentare la richiesta: i diritti derivanti dai contratti vita si prescrivono dieci anni dopo l’evento previsto dal contratto.

Un problema concreto è quello delle polizze dormienti, cioè le polizze caso morte che i beneficiari non hanno riscosso perché non sapevano che esistessero. L’IVASS spiega che cosa fare in una pagina dedicata. Il primo passo è usare il servizio di ricerca delle polizze vita dell’ANIA, l’associazione delle imprese di assicurazione. Il servizio permette di inviare gratuitamente alle compagnie una richiesta per sapere se una persona deceduta aveva stipulato delle polizze e se chi presenta la richiesta è tra i beneficiari. In alternativa, puoi scrivere direttamente all’intermediario, alla banca o all’impresa a cui si rivolgeva la persona deceduta. Dopo dieci anni dall’evento, le somme non riscosse vengono trasferite al fondo dei rapporti dormienti gestito da Consap.

Quando stipuli una polizza vita, informa almeno una persona di fiducia e fornisci all’impresa dati aggiornati per rintracciare i beneficiari. Se nessuno sa che la polizza esiste, i beneficiari potrebbero non richiedere il pagamento.

Creditori, detrazioni e reclami

L’articolo 1923 del codice civile prevede che le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possano essere sottoposte ad azioni esecutive o cautelari da parte dei creditori. Per i premi pagati restano valide le norme sulla revocazione degli atti compiuti a danno dei creditori e quelle sulla collazione, sull’imputazione e sulla riduzione delle donazioni.

Per quanto riguarda le tasse, l’Agenzia delle Entrate indica nella pagina sulla detrazione per le polizze assicurative che i premi delle assicurazioni contro il rischio di morte o di invalidità permanente danno diritto a una detrazione del 19 per cento su un massimo di 530 euro. Il limite sale a 750 euro per le polizze che tutelano persone con disabilità grave ai sensi della legge 104 del 1992. La detrazione spetta per intero fino a un reddito complessivo di 120.000 euro, poi si riduce in modo graduale fino ad azzerarsi a 240.000 euro. Per le polizze contro il rischio di non autosufficienza, il limite massimo è di 1.291,14 euro, calcolato dopo aver sottratto i premi per le coperture caso morte e invalidità.

Se hai un problema, il percorso è lo stesso in tutta Italia. Per prima cosa, invia un reclamo scritto all’ufficio reclami dell’impresa o dell’intermediario. Come indica la pagina dell’IVASS sui reclami, la risposta deve arrivare entro 45 giorni; per una richiesta di informazioni, invece, il termine è di 20 giorni. Se la risposta non arriva o non ti soddisfa, puoi rivolgerti all’IVASS usando il modulo disponibile sul suo sito, inviando una PEC a [email protected] oppure scrivendo per posta. Per chiedere informazioni puoi chiamare il numero verde 800 486661, dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 14:30. Infine puoi rivolgerti all’Arbitro Assicurativo, attivo dal 15 gennaio 2026. Il suo sito richiede che sia già stato presentato un reclamo, che siano trascorsi 45 giorni, che il ricorso venga presentato entro 12 mesi dal reclamo e che i fatti non risalgano a più di tre anni prima. Per le polizze vita, il limite è di 300.000 euro quando la somma è dovuta solo in caso di morte e di 150.000 euro negli altri casi.

Domande frequenti sull’assicurazione sulla vita

Il beneficiario deve essere un erede?

No. Alla morte dell’assicurato, il beneficiario riceve la somma prevista anche se non è un erede e anche se gli eredi non sono d’accordo. L’articolo 1920 del codice civile stabilisce infatti che il beneficiario acquisisce un proprio diritto alle somme dell’assicurazione. È meglio indicarlo con nome e cognome, invece di usare formule generiche.

Se sono vivo alla scadenza di una temporanea caso morte, mi restituiscono i soldi?

No. Nella temporanea caso morte il capitale viene pagato solo se la morte avviene durante il periodo coperto dalla polizza. Se alla scadenza l’assicurato è vivo, l’impresa trattiene l’intero importo versato perché i premi hanno pagato la copertura per quegli anni.

Posso cambiare idea dopo aver firmato?

Sì. Per le polizze vita puoi recedere entro 30 giorni dalla sottoscrizione. L’impresa deve restituirti il premio versato, sottraendo la parte relativa al periodo in cui il contratto è stato attivo e le spese di emissione, che devono essere indicate con precisione.

Che cosa succede se non pago un premio?

Dipende dal premio. Se non paghi per intero quello del primo anno, l’impresa può chiedere il pagamento entro sei mesi. Se non versi i premi successivi entro il termine indicato nel contratto o entro 15 giorni dalla scadenza, il contratto si scioglie automaticamente e i premi già pagati restano all’impresa, salvo che il contratto preveda la riduzione o il riscatto.

Come posso sapere se un mio familiare aveva una polizza vita?

L’IVASS indica come primo passo il servizio gratuito di ricerca delle polizze vita dell’ANIA. Il servizio inoltra la richiesta alle imprese e verifica se chi la presenta è tra i beneficiari. Puoi anche scrivere direttamente all’intermediario, alla banca o all’impresa a cui si rivolgeva il tuo familiare. I diritti si prescrivono dieci anni dopo l’evento.

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