Money mule: come si viene reclutati e che cosa fare se hanno usato il tuo conto

Un money mule è chi riceve sul proprio conto soldi che vengono da una truffa e li gira ad altri, spesso senza saperlo. Per Europol è riciclaggio. Questa pagina è scritta per chi è stato reclutato.

Una donna cammina sul marciapiede con una busta in mano, accanto a uno sportello bancomat

Che cos’è un money mule

Un money mule, letteralmente mulo di denaro, è una persona che trasferisce ad altri del denaro ricevuto da una terza parte, di solito attraverso il proprio conto, in cambio di una commissione. È la definizione che usa Europol nel suo volantino in italiano sul money muling, che lo chiama senza giri di parole un modo per riciclare il denaro.

Nella pratica sembra una cosa normale. Sul tuo conto arrivano dei soldi da una persona o da un’azienda di cui ti hanno parlato, e tu ne mandi la maggior parte da un’altra parte: con un bonifico, comprando criptovalute, ricaricando una carta prepagata o prelevando contanti da consegnare a qualcuno. A volte ti dicono di tenere una percentuale come compenso.

Quei soldi di solito vengono da un’altra vittima. Una persona che ha perso i risparmi in un falso investimento, un’azienda che ha pagato una fattura con l’IBAN cambiato, un anziano convinto di aiutare un nipote. Il conto in mezzo serve a una cosa sola: rendere più difficile seguire il percorso del denaro.

La Polizia di Stato, raccontando l’operazione europea EMMA 9 contro i money mule, scrive che una persona può fare da mulo consapevolmente oppure inconsapevolmente, per esempio perché attratta da false offerte di lavoro pubblicate sul web. In quell’operazione, conclusa nel 2023, in Italia sono stati identificati 879 money mule su 2.729 transazioni fraudolente. Molti non sapevano a cosa stavano partecipando, ed è a loro che si rivolge questa pagina.

Fonte: poliziadistato

Perché è un rischio anche se non sapevi niente

Europol è netto: il money muling è riciclaggio di denaro, è illegale e le conseguenze per chi lo fa possono essere molto gravi. È una frase pesante da leggere se i soldi li hai spostati tu, e qui non è scritta come un’accusa.

Il motivo è pratico. Su ogni bonifico c’è il nome di chi ha il conto, non quello di chi ha organizzato la truffa. Quando i soldi di una vittima vengono rintracciati, il primo nome che compare è il tuo. Nell’operazione EMMA 9 sono state proprio le banche e gli istituti di credito italiani, con il supporto di ABI e CERTFin, ad aiutare in tempo reale gli investigatori a individuare le transazioni.

Cosa succede davvero dipende molto dal caso, e nessun sito può dirti che cosa vale per te. Contano i fatti, le somme, per quanto tempo è andato avanti e che cosa hai fatto quando hai capito. Se sei preoccupato per la tua posizione, la persona giusta a cui chiederlo è un avvocato, prima di fare dichiarazioni su importi e date.

Una cosa è uguale in tutte le indicazioni ufficiali: fermarsi e avvisare subito è meglio che aspettare. Continuare a spostare soldi dopo aver avuto dei dubbi è la parte più difficile da spiegare dopo.

Il punto che conta

Quello che conta è aver spostato i soldi, anche se non hai tenuto nessuna commissione. Chi ha girato tutto senza tenere niente si trova nella stessa posizione di chi ha tenuto una parte, e per questo “non ci ho guadagnato niente” non protegge come molti pensano.

Come arriva la richiesta

Il reclutamento non sembra quasi mai un reclutamento. Sembra un lavoro, una relazione, un favore o un’occasione, e la richiesta di usare il conto arriva piano piano, quando c’è già un motivo per fidarsi. Europol elenca i canali: social, app di messaggistica come WhatsApp e Telegram, finte offerte di lavoro, annunci online, contatti di persona o per email.

Il lavoro da agente per i pagamenti

Un annuncio o un messaggio propone un ruolo con un nome come agente locale, addetto ai pagamenti o collaboratore finanziario. Le mansioni sono vaghe, la paga è buona per l’impegno richiesto e il lavoro si riduce a ricevere soldi sul tuo conto e rimandarli. Europol cita proprio le offerte di aziende estere che cercano agenti locali, con tutto che si svolge online e senza bisogno di esperienza. Le altre forme delle offerte false sono in offerte di lavoro false.

La relazione online

Una persona conosciuta su un’app o su un social racconta che un pagamento è bloccato, che un cliente ha sbagliato conto o che dal paese in cui lavora non riesce a ricevere soldi. Ti chiede di usare il tuo conto perché si fida di te.

I soldi facili

Un messaggio promette un guadagno rapido per “prestare” il conto o la carta, presentato come un favore innocuo o come un modo per evitare commissioni. Europol indica tra i più presi di mira disoccupati, studenti, persone in difficoltà economica, persone sotto i 35 anni, minorenni compresi, e chi si è trasferito da poco in un altro paese. Spesso c’è anche un compenso in più per ogni altra persona che riesci a coinvolgere.

La vincita o il bonifico arrivato per errore

Ti dicono che hai vinto qualcosa, o arriva sul conto una somma più alta del dovuto, con la richiesta di rimandare la differenza a un altro IBAN. Quei soldi possono venire dal conto di un’altra vittima. Il meccanismo dei premi che chiedono qualcosa in cambio è spiegato in finte vincite.

I segnali visti da dentro

Il segnale più chiaro è la richiesta stessa: qualcuno che non hai mai incontrato, o un datore di lavoro che non hai verificato, vuole far passare soldi da un conto intestato a te. Non c’è quasi mai un motivo onesto per farlo.

  • Un lavoro in cui l’unico compito vero è ricevere e girare soldi, con mansioni che restano vaghe.
  • La richiesta di aprire un nuovo conto, anche online o in un’altra banca, di aprire un portafoglio di criptovalute, o di aggiungere qualcuno al tuo conto.
  • Accrediti da nomi che non conosci, o di importi diversi da quelli annunciati.
  • L’istruzione di prelevare contanti, comprare criptovalute o ricaricare carte con soldi arrivati con un bonifico.
  • Fretta su ogni trasferimento, e fastidio se chiedi da dove vengono i soldi.
  • La richiesta di dire alla banca che il bonifico è un regalo, un prestito di famiglia o un pagamento personale.
  • Un datore di lavoro che scrive solo da un indirizzo email gratuito o da una chat, senza una sede o un’iscrizione che puoi controllare. Europol nota che l’indirizzo email gratuito che non coincide con il nome dell’azienda è uno dei segnali tipici.

La storia da raccontare alla banca merita attenzione da sola. Nessuno con un motivo onesto per un bonifico ha bisogno di prepararti una spiegazione da dare allo sportello.

Anche Poste Italiane, nella pagina su come difendersi dalle truffe, ricorda che nessuno di legittimo ti chiede di aprire un nuovo conto a tuo nome o di spostare denaro su un altro conto, e che i documenti d’identità mandati a sconosciuti possono servire ad aprire conti a tuo nome senza che tu lo sappia.

Una busta bianca aperta su un tavolo di legno con dentro un mazzetto di banconote
Scena illustrativa: contanti da consegnare o soldi da girare per conto di altri sono il cuore del money muling.

Che cosa fare appena capisci

La prima ora conta, e la prima cosa da fare è fermarsi, non spiegare. Tutto quello che segue serve a limitare i danni e a lasciare una traccia del momento in cui ti sei fermato. Europol lo riassume in tre azioni: interrompi subito i trasferimenti, avverti la tua banca o chi ti ha dato la carta, informa la polizia.

  1. Smetti subito di spostare soldi. Non fare il bonifico in sospeso, anche se ti dicono che è l’ultimo o che serve a chiudere il conto. Lascia dove sono i soldi che non sono ancora partiti.
  2. Non rimandare i soldi a chi te li ha mandati. Anche quello è un trasferimento. Lascia decidere alla banca.
  3. Smetti di rispondere a chi ti dà istruzioni, ma non cancellare niente.
  4. Chiama la banca a un numero che trovi tu, nell’app o sul retro della carta. Di’ che pensi che i soldi arrivati vengano da una truffa e chiedi che il conto venga controllato. Avvisarla tu è meglio che lasciare che il conto venga segnalato senza nessuna spiegazione da parte tua.
  5. Salva tutto. I messaggi, l’annuncio, la proposta di lavoro, le ricevute dei bonifici, gli IBAN, i nomi, i numeri di telefono, gli indirizzi email, gli indirizzi dei portafogli di criptovalute.
  6. Parla con un avvocato prima di fare dichiarazioni su importi e date, soprattutto se le somme sono alte o se è andata avanti per mesi.
  7. Presenta denuncia alla Polizia di Stato o ai Carabinieri, raccontando come sei stato contattato e che cosa ti è stato detto. La Polizia di Stato ha attivato a giugno 2026 il servizio Denunce online, ma per ora la pre-denuncia vale solo in alcune sedi del Lazio e va formalizzata in ufficio entro 48 ore; negli altri casi si va di persona.
  8. Se il contatto è arrivato da un social, segnala il profilo anche alla piattaforma, come consiglia Europol.

Preparati a un contatto successivo da qualcuno che si offre di sistemare la situazione, ripulire il tuo nome o recuperare dei soldi in cambio di un pagamento. È un’altra truffa.

Che cosa può succedere al conto e a te

La conseguenza più frequente e più immediata riguarda la banca. Europol scrive che il conto può essere bloccato e che potresti non riuscire più ad aprirne uno nuovo o a ottenere una carta di credito, un prestito o un mutuo.

Spesso resta anche un debito. Se i soldi di una vittima vengono recuperati, vengono recuperati dal conto da cui sono passati, e quello che hai già girato altrove non torna indietro da solo.

Sul piano penale, la risposta onesta è che dipende da fatti che nessuno può valutare a distanza. Europol elenca tra le possibili conseguenze la pena detentiva, i lavori socialmente utili e la multa. Quello che resta uguale nelle indicazioni ufficiali è che chi si ferma, avvisa e collabora presto si trova in una situazione diversa da chi continua dopo essere stato avvertito.

C’è poi un rischio di cui si parla poco: Europol avverte che chi si rifiuta di continuare può ricevere minacce dai criminali. Se succede, non trattare da solo. Chiama il 112 se c’è un pericolo immediato, e racconta le minacce nella denuncia.

La parte emotiva è vera e facile da sottovalutare. Chi si trova in questa situazione spesso pensa di non poterne parlare con nessuno, perché la storia sembra una confessione più che una truffa subita. Quel silenzio è quello che permette al reclutamento di continuare, e vale la pena raccontarlo almeno a una persona di cui ti fidi.

Come rispondere a una richiesta del genere in futuro

La regola più semplice è una sola: non ricevere e non mandare soldi per conto di persone o aziende di cui non sei tu il responsabile. Così non serve valutare ogni storia.

Da qui vengono alcune abitudini pratiche, quasi tutte nei consigli di Europol. Non aprire mai un conto su richiesta di qualcuno che hai appena conosciuto. Non dare a nessuno i dati del conto, le credenziali dell’home banking, il PIN o il codice di sicurezza della carta, a meno che non sia una persona che conosci e di cui ti fidi. Non accettare accrediti per conto di qualcuno conosciuto online, comunque sia cominciata la relazione. Diffida delle offerte di lavoro in cui tutto, dal colloquio ai pagamenti, avviene solo online.

Controlla il datore di lavoro prima di arrivare ai documenti: cerca il nome dell’azienda con parole come truffa o recensioni, e verifica che la posizione esista sul sito ufficiale. I controlli su un’impresa sono spiegati in come capire se un’azienda è affidabile.

Se pensi che una persona che conosci sia stata coinvolta, Europol suggerisce di avvisarla delle possibili conseguenze, di invitarla a smettere e a rivolgersi alla polizia. Funziona meglio con le domande che con le accuse: chiedi che cosa fa davvero ogni giorno quel lavoro e di chi sono i soldi. Chi si sente giudicato di solito smette di parlare, e un familiare che resta nella conversazione serve più di uno che ha ragione.

Domande frequenti sui money mule

Posso avere problemi se non sapevo che i soldi venivano da una truffa?

È possibile. Europol scrive che il money muling è riciclaggio di denaro ed è illegale, e la Polizia di Stato ricorda che si può fare da mulo anche inconsapevolmente. Cosa succede davvero dipende dai fatti, dalle somme e da che cosa hai fatto quando hai capito. Se sei preoccupato, chiedilo a un avvocato.

Che cosa rischia chi presta il conto?

Chi presta il conto per far passare soldi di una truffa rischia il blocco del conto e, sul piano penale, un’accusa di riciclaggio. L’articolo 648-bis del codice penale punisce chi trasferisce denaro che viene da un delitto in modo da nasconderne la provenienza con la reclusione da quattro a dodici anni e la multa da 5.000 a 25.000 euro, e la Cassazione, con la sentenza 19125 del 2023, ha considerato riciclaggio mettere a disposizione il proprio conto per incassare soldi di una frode informatica. Per questo reato serve che la persona sapesse da dove venivano i soldi, ma i giudici possono ricavarlo dalle circostanze. Come va a finire dipende dai fatti: se sei preoccupato, chiedilo a un avvocato.

Qual è la prima cosa da fare se penso di essere un money mule?

Smettere subito di spostare soldi, compresi i bonifici già programmati, e lasciare dove sono quelli non ancora partiti. Poi chiama la banca e di’ che pensi che i soldi vengano da una truffa, salva messaggi e ricevute e presenta denuncia alla Polizia di Stato o ai Carabinieri.

I soldi sono ancora sul mio conto. Li rimando a chi me li ha mandati?

No. Rimandarli, anche al mittente, è un altro trasferimento. Lasciali dove sono e chiama la banca, che può bloccarli e capire da dove vengono.

La banca mi chiuderà il conto?

Può succedere. Europol scrive che il conto di un money mule può essere bloccato e che può diventare difficile aprirne un altro, ottenere una carta di credito o un mutuo. Avvisare tu la banca è comunque meglio che lasciare che i movimenti vengano scoperti senza una tua spiegazione.

Mi offrono soldi per aprire un conto a mio nome e dare la carta a loro. È un problema?

Sì. Aprire un conto su richiesta di altri e consegnare carta o credenziali è uno dei modi in cui vengono reclutati i money mule. Europol consiglia di non aprire mai un conto su richiesta di qualcuno appena conosciuto e di non dare mai i dati bancari a chi non conosci.

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