Come denunciare una truffa: querela, segnalazione e i tentativi per recuperare i soldi

Una truffa si denuncia in qualunque ufficio della Polizia di Stato o stazione dei Carabinieri, con una querela entro tre mesi. Prima, però, chiama la banca: è l’unica che può ancora provare a fermare un pagamento.

Un uomo anziano seduto al tavolo di una biblioteca prende appunti su un blocco mentre parla al telefono

Che cosa fare nella prima ora

La denuncia è importante, ma non è la prima telefonata da fare. Se sono usciti soldi, la prima chiamata è alla banca, perché è l’unica che può ancora provare a fermare o bloccare qualcosa.

  1. Chiama la banca o chi ha emesso la carta dal numero stampato sulla carta o dall’app. Di’ che è una truffa, chiedi il blocco di carta, app e accessi e chiedi che cosa si può ancora fare con quel pagamento. Annota ora, nome dell’operatore e numero della pratica.
  2. Cambia le password che hai comunicato, da un dispositivo di cui ti fidi, a partire dalla posta elettronica.
  3. Non cancellare niente. Chat, SMS, email, registro chiamate e cronologia del browser sono le prove che porterai in denuncia.
  4. Smetti di rispondere a chi ti ha contattato, anche se promette di restituire i soldi.

Quanto si possa ancora fare dipende soprattutto dal modo in cui hai pagato. Per un bonifico istantaneo i dettagli sono in bonifico istantaneo e truffa: che cosa fare. Questa pagina si concentra su quello che viene dopo: la denuncia e le altre segnalazioni.

Segnalare, denunciare, querelare: tre cose diverse

Nel parlare comune si usa denuncia per tutto, ma ci sono tre atti diversi, e scegliere quello giusto evita di pensare di aver fatto una cosa che non hai fatto.

  • La segnalazione porta un fatto all’attenzione della polizia. Il servizio Segnala online della Polizia Postale serve proprio a questo: segnalare un sito, un profilo o un messaggio presumibilmente illegale. La pagina stessa avverte che da lì non si possono inviare querele o denunce, e che non è un servizio di emergenza.
  • La denuncia comunica alle autorità un reato. Per i reati che si perseguono d’ufficio basta che le autorità ne vengano a conoscenza.
  • La querela è la richiesta, fatta dalla persona offesa, che si proceda contro il colpevole. Per la truffa semplice è necessaria: senza querela il procedimento non parte.

Per l’articolo 640 del codice penale la truffa è punibile a querela, salvo alcune aggravanti, come la truffa che fa leva sul timore di un pericolo immaginario o su un finto ordine dell’autorità, o quella che approfitta dell’età o di altre condizioni della persona. In quei casi si procede d’ufficio. La truffa commessa a distanza con strumenti informatici, invece, resta punibile a querela anche se aggravata.

In pratica: quando vai in commissariato o in caserma, di’ esplicitamente che vuoi sporgere querela e che chiedi la punizione del colpevole. Chi riceve l’atto lo scrive nel verbale. Così sei coperto in ogni caso.

Il termine da non perdere: tre mesi

La querela si presenta entro tre mesi dal giorno in cui hai avuto notizia certa del fatto. Non dal giorno del pagamento, ma da quando hai capito con sicurezza di essere stato truffato. Se in quel momento sei ancora in contatto con chi ti ha ingannato e speri di riavere i soldi, i tre mesi corrono lo stesso.

Ci sono altri tempi da tenere a mente, che non hanno niente a che fare con la querela:

  • Con la banca, un’operazione non autorizzata va contestata appena te ne accorgi e comunque entro 13 mesi dall’addebito, come spiega la Banca d’Italia nella pagina sulle operazioni di pagamento non autorizzate.
  • Con l’Arbitro Bancario Finanziario, il ricorso si presenta entro 12 mesi dal reclamo alla banca.
  • Con le piattaforme, come marketplace e social network, le regole sono quelle dei loro termini di servizio, e spesso i tempi per una contestazione sono brevi. Cerca la sezione di assistenza e scrivi subito.

Il consiglio pratico: non aspettare di avere tutto in ordine per presentare la querela. È meglio una querela presentata in tempo, a cui aggiungere documenti dopo, che una perfetta ma fuori tempo.

Dove presentare la denuncia per truffa?

La denuncia o la querela per truffa si presentano di persona in qualunque ufficio della Polizia di Stato o stazione dei Carabinieri. Non serve andare nella città in cui ha sede la banca o in cui pensi che si trovi il truffatore: vai dove ti è più comodo.

Online esistono tre servizi, e ognuno ha un limite preciso:

  • Segnala online, sul sito della Polizia Postale (commissariatodips.it), serve a segnalare un sito, un profilo, un messaggio o una telefonata truffa. È aperto a tutti, ma non vale come denuncia né come querela.
  • La pre-denuncia online della Polizia di Stato, sul portale Denunce online o nell’app IO, con SPID o CIE, copre anche truffa, frode informatica e uso indebito di carte. Al momento della nostra consultazione era però attiva, in sperimentazione, solo presso alcuni uffici del Lazio, come le questure di Rieti e Frosinone, e va formalizzata entro 48 ore in un ufficio della Polizia di Stato, su appuntamento.
  • Denuncia vi@ Web dei Carabinieri funziona in tutta Italia, ma accetta solo denunce di smarrimento o di furto da parte di ignoti di alcuni oggetti, come documenti, veicoli, targhe o portafogli. La truffa non rientra: il servizio è utile se insieme alla truffa ti hanno rubato, per esempio, un documento. La ricevuta va portata entro 2 giorni alla stazione o alla tenenza scelta.

Se non sei nella zona della sperimentazione, quindi, la querela per truffa si presenta in ufficio.

Se c’è un pericolo in corso, per esempio qualcuno sta arrivando a casa a ritirare soldi o gioielli, non aspettare l’ufficio: chiama subito il 112.

Esci con una copia del verbale. Ti servirà con la banca, con l’assicurazione se hai una polizza che copre le frodi, e per eventuali ricorsi.

Che cosa portare con te

Più il racconto è ordinato, più è utile a chi indaga. Prepara prima, anche su un foglio scritto a mano:

  • una cronologia con date, ore e che cosa è successo a ogni passaggio, dal primo contatto all’ultimo messaggio;
  • gli estremi di ogni pagamento: data, importo, IBAN o numero della carta del destinatario, nome dell’intestatario se compariva, numero dell’operazione o CRO;
  • i contatti usati da chi ti ha ingannato: numeri di telefono, indirizzi email, nomi dei profili, indirizzi dei siti web;
  • le schermate delle conversazioni, con data e ora visibili, e se puoi i file esportati delle chat;
  • le ricevute di bonifici, ricariche, carte regalo, con il codice e lo scontrino se ci sono;
  • il numero di pratica aperto con la banca e il nome dell’operatore con cui hai parlato;
  • un documento d’identità e, se li hai, gli estratti conto con gli addebiti evidenziati.

Non serve che tu sappia come si chiama tecnicamente il reato o chi c’è dietro. Racconta che cosa ti è stato detto, che cosa hai fatto e perché. Se ti senti a disagio a raccontare alcuni passaggi, ricorda che chi riceve la denuncia sente storie così ogni giorno e che la responsabilità è di chi ha costruito l’inganno.

Un uomo seduto al tavolo di casa dispone in fila scontrini e ricevute accanto a un foglio con appunti e a un portatile
Scena illustrativa: mettere in fila ricevute e appunti prima di andare in commissariato rende la denuncia più chiara.

A chi altro scrivere, a seconda della truffa

La denuncia alle forze dell’ordine è la base. Accanto a quella, a seconda di come è andata, ci sono altri destinatari che possono fare qualcosa che la polizia non fa:

  • La banca, con un reclamo scritto, se rifiuta il rimborso o non risponde. Per i servizi di pagamento ha 15 giorni per rispondere, come spiega la Banca d’Italia nella pagina sul bonifico istantaneo. Se la risposta non arriva o non ti convince, puoi fare un esposto alla Banca d’Italia e ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario, con 20 euro di contributo e senza avvocato. Il tempo medio per l’esito indicato dalla Banca d’Italia è di 4 mesi.
  • L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, se si tratta di un’azienda vera con pratiche commerciali scorrette o pubblicità ingannevole. La segnalazione all’AGCM non richiede formalità né avvocato. L’Autorità non ti aggiornerà se non apre un’istruttoria, e non recupera i soldi del singolo consumatore.
  • La Consob, se ti hanno proposto un investimento o un sito di trading. La pagina Occhio alle truffe! indica i moduli per le segnalazioni e i registri per controllare se un soggetto è autorizzato.
  • L’azienda di cui è stato usato il nome. Molte hanno un indirizzo dedicato: Amazon indica nella pagina sulle truffe con i buoni regalo di contattare il servizio clienti, Microsoft raccoglie le segnalazioni dalla pagina sulle truffe del supporto tecnico.
  • La piattaforma su cui è nato il contatto: il social network, il marketplace, l’app di incontri. Segnalare il profilo serve a farlo chiudere prima che contatti altre persone.

Nessuna di queste segnalazioni sostituisce la querela. Sono strade in più, non alternative.

Che cosa aspettarsi davvero sul recupero dei soldi

La domanda che tutti fanno per prima è se i soldi torneranno. La risposta onesta è che dipende quasi tutto da come hai pagato:

  • Carta o pagamento non autorizzato da te: la legge prevede un rimborso, che la banca può rifiutare solo in caso di dolo o colpa grave del cliente. Qui la contestazione rapida fa la differenza.
  • Bonifico disposto da te: la banca può tentare un richiamo verso la banca del destinatario, ma il bonifico istantaneo, ricorda la Banca d’Italia, è irrevocabile una volta disposto. Il recupero è difficile e spesso non avviene.
  • Contanti, gioielli, carte regalo, ricariche, criptovalute: non esiste un meccanismo di storno. Restano la denuncia e, a volte, il sequestro se le indagini arrivano a qualcuno.

Dal 9 ottobre 2025, inoltre, banche e Poste devono offrire la verifica del beneficiario, cioè il controllo tra nome e IBAN prima del bonifico. Se la tua banca non l’ha fornita come previsto, la Banca d’Italia spiega che è responsabile di un bonifico finito al beneficiario sbagliato e deve rimborsarti. Vale la pena chiederlo.

Nel processo penale puoi costituirti parte civile per chiedere il risarcimento, ma è una strada lunga e serve quasi sempre un avvocato. Chiedi un parere prima di decidere.

La truffa che arriva dopo la truffa

Chi ha appena perso dei soldi diventa un bersaglio. Nelle settimane successive possono arrivare messaggi da sedicenti studi legali, società di recupero crediti, investigatori o perfino finti funzionari di polizia, che dicono di aver individuato i truffatori e di poter recuperare il denaro dietro pagamento di una commissione, di una tassa o di una cauzione.

La Polizia di Stato ha pubblicato un avviso sulle truffe a nome delle forze di polizia in cui scrive che non invia email o messaggi per notificare provvedimenti giudiziari né per chiedere pagamenti di sanzioni o somme di denaro.

Un esempio

Tre settimane dopo aver perso 2.400 euro con un falso sito di trading, un uomo riceve un messaggio su WhatsApp da un presunto studio internazionale di recupero fondi. Il messaggio cita l’importo esatto, il nome del sito e dice che i soldi sono stati bloccati su un conto estero: per svincolarli servono 350 euro di spese legali. I dettagli giusti fanno sembrare la cosa vera, ma vengono dalla stessa lista di contatti. Lui non risponde e porta il messaggio in commissariato come integrazione della querela.

L’esempio è inventato da noi. La regola è semplice: nessun ente vero ti chiede di pagare per restituirti soldi rubati. Se qualcuno lo fa, aggiungi quel contatto alla denuncia.

Dopo la denuncia: le settimane successive

Dopo la querela, spesso non succede niente di visibile per molto tempo. Non vuol dire che sia stata ignorata: le indagini sulle truffe online passano per richieste a banche, operatori telefonici e piattaforme, a volte all’estero, e richiedono tempo.

  • Conserva la copia del verbale e il numero del procedimento, se te lo danno.
  • Aggiungi i fatti nuovi: se arrivano altri messaggi o scopri altri addebiti, puoi integrare la querela nello stesso ufficio.
  • Tieni d’occhio i conti e le notifiche dell’app nelle settimane successive. In Italia non esiste un blocco preventivo del proprio profilo creditizio: quello che si può fare è controllare i movimenti e reagire subito se compare qualcosa che non riconosci.
  • Segui la pratica con la banca per iscritto, così hai una traccia delle risposte.

Infine, parlane con qualcuno. Molte persone non denunciano per imbarazzo, e la Polizia Postale lo scrive apertamente nella sua pagina sulle truffe romantiche: chi è coinvolto spesso aspetta molto prima di denunciare. Raccontare che cosa è successo aiuta a fermare chi sta preparando la stessa storia per qualcun altro. Se vuoi capire meglio che reato hai subito, trovi la definizione e le pene in che cos’è la truffa.

Domande frequenti su come denunciare una truffa

Posso riavere i soldi dopo una truffa?

Dipende da come hai pagato. Un’operazione non autorizzata da te ha un percorso di rimborso previsto dalla legge, salvo dolo o colpa grave. Un bonifico disposto da te è molto più difficile da recuperare, e contanti, carte regalo e criptovalute quasi mai tornano. Chiama subito la banca, prima ancora di denunciare.

Entro quanto tempo devo presentare la querela?

Entro tre mesi da quando hai avuto notizia certa di essere stato truffato. Alcune truffe aggravate si perseguono d’ufficio, ma presentare comunque la querela entro tre mesi ti mette al riparo.

La segnalazione online alla Polizia Postale vale come denuncia?

No. Segnala online serve a far conoscere un fatto presumibilmente illegale, come un sito o un messaggio truffa, ma non sostituisce la denuncia o la querela, che si presentano in un ufficio di polizia o dei carabinieri.

Come posso segnalare una truffa telefonica?

Una truffa telefonica si segnala alla Polizia Postale con il modulo Segnala online, indicando il numero che ti ha chiamato, il giorno, l’ora e che cosa ti è stato chiesto. Se hai pagato o hai dato codici, chiama prima la banca e poi presenta la querela in un ufficio della Polizia di Stato o dei Carabinieri. Se la chiamata usava il nome della tua banca, richiamala tu dal numero stampato sulla carta.

La banca può pretendere la denuncia prima di aprire la pratica?

Per le operazioni non autorizzate la Banca d’Italia spiega che la denuncia non è un obbligo previsto dalla normativa per avviare la pratica, anche se la banca può chiederla in un secondo momento. Conviene farla comunque presto.

Devo denunciare anche se non ho perso soldi?

Una segnalazione è utile anche in quel caso, perché aiuta a collegare casi simili e a chiudere siti e profili. Se hai dato dati personali o codici, fallo presente: potrebbero essere usati più avanti.

Qualcuno mi offre di recuperare i soldi persi dietro pagamento. È vero?

Quasi sempre è una seconda truffa sulla stessa persona. Nessun ente vero chiede soldi per restituire quelli rubati, e la Polizia di Stato non chiede pagamenti con email o messaggi. Non pagare e aggiungi quel contatto alla denuncia.

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