Reato di truffa: che cos’è, che cosa dice l’articolo 640 e che cosa fare se succede a te

Il reato di truffa è previsto dall’articolo 640 del codice penale: chi con artifizi o raggiri inganna una persona e ne ricava un profitto ingiusto a suo danno rischia da sei mesi a tre anni.

Una donna allo sportello di un ufficio pubblico consegna una cartellina a un'impiegata, in un ambiente neutro senza insegne né stemmi

Quando si configura il reato di truffa?

Il reato di truffa si configura quando una persona, con artifizi o raggiri, induce qualcuno in errore e così procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con danno di un’altra persona. È la definizione dell’articolo 640 del codice penale. Nel linguaggio di tutti i giorni chiamiamo truffa qualunque fregatura, ma per la legge servono quattro pezzi, tutti insieme:

  • Un inganno. Gli artifizi o raggiri sono la storia falsa: il finto operatore della banca, il finto nipote in difficoltà, il negozio che non esiste, il rimborso che nessuno ti deve.
  • Un errore. Chi riceve la storia ci crede, perché è costruita apposta per sembrare vera.
  • Una scelta fatta per via dell’errore. La persona paga, consegna, firma o comunica qualcosa che altrimenti non avrebbe dato.
  • Un guadagno per chi inganna e un danno per chi è stato ingannato. Il danno deve avere un contenuto economico.

Il punto che distingue la truffa da altri reati è il terzo: nella truffa sei tu a fare il gesto, convinto di fare la cosa giusta. Questo non sposta la responsabilità su di te. Vuol dire solo che il reato è proprio quella manipolazione, e che la manipolazione era fatta bene.

Truffa, frode informatica, furto: che differenza c’è

Le parole si mescolano, ma per la legge descrivono fatti diversi, e la differenza conta quando parli con la banca o con la polizia.

  • Truffa (art. 640): qualcuno ti inganna e tu, ingannato, gli dai i soldi. Esempio: un bonifico che fai tu a un finto venditore.
  • Frode informatica (art. 640-ter): qualcuno altera un sistema informatico o interviene senza diritto su dati e programmi, e ottiene un profitto. Esempio: chi entra nel tuo home banking con credenziali rubate e sposta i soldi senza che tu faccia niente. La pena sale se il fatto è commesso con furto o uso indebito dell’identità digitale.
  • Furto: la cosa ti viene presa senza il tuo consenso, senza bisogno di convincerti.
  • Sostituzione di persona (art. 494): chi si spaccia per un’altra persona, o si attribuisce un falso nome o una falsa qualità, per ottenere un vantaggio. Accompagna spesso la truffa, per esempio nei profili falsi.
  • Circonvenzione di persone incapaci (art. 643): chi approfitta dello stato di infermità o deficienza psichica di una persona per farle compiere un atto dannoso. È punita con la reclusione da due a sei anni.

Nella vita reale un solo episodio può contenerne più di uno: un finto operatore ti convince a dargli un codice (truffa) e poi usa quel codice per entrare nel conto (frode informatica). Non serve che tu scelga l’etichetta giusta prima di denunciare. Racconta i fatti in ordine, e la qualificazione la fa chi indaga.

Una distinzione però ti riguarda subito, ed è quella che fa la banca. La Banca d’Italia spiega, nella pagina sulle operazioni di pagamento non autorizzate, che un pagamento che non hai autorizzato si può disconoscere e se ne può chiedere il rimborso, con un limite: la banca può rifiutare se c’è dolo o colpa grave del cliente. Un bonifico che hai disposto tu, anche se ingannato, segue invece un’altra strada ed è molto più difficile da recuperare.

Che pena prevede il codice penale per la truffa?

Per la truffa semplice il codice penale prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 51 a 1.032 euro, e pene più alte per le forme aggravate. Il testo dell’articolo 640 è stato modificato più volte, l’ultima con il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48. Oggi le pene sono queste:

  • Truffa semplice: reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 51 a 1.032 euro.
  • Truffa aggravata: reclusione da uno a cinque anni e multa da 309 a 1.549 euro. Succede, tra gli altri casi, se il fatto è commesso facendo nascere nella persona il timore di un pericolo immaginario o la convinzione sbagliata di dover eseguire un ordine dell’autorità, oppure se è commesso a distanza con strumenti informatici o telematici che rendono difficile identificare chi agisce.
  • Truffa con approfittamento di circostanze di persona: quando ricorre la circostanza dell’articolo 61, numero 5, cioè l’aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, la pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da 700 a 3.000 euro.

Le due aggravanti del pericolo immaginario e dell’ordine dell’autorità descrivono bene due copioni che girano in Italia: il finto carabiniere che dice che un parente è stato arrestato, e il finto funzionario che pretende un pagamento per chiudere un procedimento che non esiste.

Querela o procedimento d’ufficio

La truffa semplice è punibile a querela della persona offesa: serve che sia tu a chiedere che si proceda. La querela non serve, e si procede d’ufficio, quando ricorrono le aggravanti del secondo comma, tranne quella della truffa commessa a distanza con strumenti informatici, o la circostanza del terzo comma. Il termine per presentare la querela è di tre mesi da quando hai avuto notizia certa del fatto, e dove e come presentarla è spiegato in come denunciare una truffa. Se hai dubbi su quale caso sia il tuo, presentala comunque entro tre mesi: è la scelta che non chiude nessuna strada.

C’è un importo minimo?

No. L’articolo 640 non fissa una soglia: una truffa da 30 euro è truffa come una da 30.000. L’importo pesa sulla pena e su come procedono le indagini, non sul fatto che il reato esista. Anche il tentativo, quando il denaro non è ancora arrivato a chi ha ingannato, viene riconosciuto dalla giurisprudenza come truffa tentata. Per questo vale la pena segnalare anche quando non hai perso niente.

Quando si prescrive il reato di truffa?

Il reato di truffa si prescrive di regola in sei anni. L’articolo 157 del codice penale fissa la prescrizione nel massimo della pena prevista per il reato, e comunque in non meno di sei anni per i delitti. La truffa semplice ha un massimo di tre anni, quindi vale il minimo di sei. Anche le forme aggravate dell’articolo 640 arrivano al massimo a sei anni di reclusione, e il risultato non cambia.

Il tempo si conta dal giorno in cui la truffa si è consumata, come dice l’articolo 158. Per la Cassazione questo succede quando chi inganna ottiene davvero il bene e chi è stato ingannato lo perde, non quando viene fatta la promessa. Gli atti del procedimento interrompono la prescrizione, ma l’articolo 161 stabilisce che per reati come questo l’allungamento non può superare un quarto del tempo: sei anni possono diventare al massimo sette anni e sei mesi.

Per chi ha subito la truffa il termine che conta è un altro, molto più corto: i tre mesi per presentare la querela.

Le truffe più frequenti contro le persone

Le storie cambiano in continuazione, ma quasi tutte rientrano in pochi gruppi. Ognuno ha una pagina dedicata:

  • Chi finge di essere qualcun altro: la banca, un ente pubblico, un’azienda, un familiare. Il meccanismo comune è spiegato in truffe con falsa identità.
  • Il messaggio o la telefonata falsa: email, SMS e chiamate che portano a un link o a un pagamento, in che cos’è il phishing, lo smishing e il vishing.
  • Il parente in difficoltà: il finto nipote o il finto carabiniere che chiede contanti o gioielli, in truffa del finto nipote.
  • La finta assistenza tecnica: l’avviso di virus sullo schermo con un numero da chiamare, in truffa della finta assistenza tecnica.
  • Il rimborso che non esiste: dal finto rimborso IRPEF al finto rimborso di un abbonamento, in truffa del falso rimborso.
  • La relazione online: mesi di messaggi e poi la richiesta di soldi, in truffe sentimentali.
  • Il pagamento con codici: carte regalo e ricariche chieste al posto di un pagamento normale, in truffe con le gift card.
  • Il negozio o l’investimento che non esiste: in come riconoscere un sito falso. Per le proposte di investimento la Consob, nella pagina Occhio alle truffe!, chiede di verificare sempre che chi le propone sia autorizzato.

Esiste anche un caso che non viene da sconosciuti: quando i soldi di una persona anziana vengono presi da chi le sta vicino. Ne parliamo a parte in abuso finanziario sugli anziani, perché le regole sono diverse.

Quanto sono diffuse le truffe in Italia

Non esiste un contatore unico di tutte le truffe, perché molte non vengono denunciate. Il dato pubblico più completo sulle truffe online è quello della Polizia Postale. Nel report 2025, con dati consolidati al 21 dicembre, il cybercrime economico-finanziario conta 27.085 casi trattati e 4.489 persone indagate, su 51.560 casi complessivi in tutti i settori.

Lo stesso report dice che il sito della Polizia Postale ha gestito più di 94 mila segnalazioni dei cittadini, su phishing, social network e attacchi informatici, e che l’uso dell’intelligenza artificiale, in particolare dei deepfake, cioè audio e video falsi costruiti al computer, ha reso i tentativi di truffa sempre più sofisticati.

Questi numeri dicono una cosa utile: se ti è successo, non sei un caso raro, e chi indaga conosce già lo schema. Le truffe di persona, come quelle porta a porta agli anziani, non rientrano in quel conteggio, che riguarda la criminalità in rete.

Che cosa fare se è successo a te

L’ordine conta, perché alcune cose si possono fare solo nelle prime ore.

  1. Chiama subito la banca o chi ha emesso la carta, dal numero sulla carta o dall’app, non da un numero ricevuto. Di’ che si tratta di una truffa, chiedi di bloccare carta, app e accessi e chiedi che cosa si può ancora fermare. Annota il numero della pratica.
  2. Chiudi il contatto con chi ti ha ingannato. Non rispondere più, non pagare altre somme per sbloccare o recuperare quelle già perse.
  3. Metti al sicuro gli account. Se hai dato una password o un codice, cambiali da un dispositivo di cui ti fidi, cominciando dalla posta elettronica.
  4. Conserva le prove: messaggi, numeri, indirizzi dei siti, ricevute, estratti conto. Non cancellare le chat anche se ti mettono a disagio.
  5. Scrivi una cronologia con date, ore, importi e che cosa ti è stato detto a ogni passaggio. Ti servirà per la denuncia e per la banca.
  6. Denuncia alla Polizia di Stato o ai Carabinieri. Come prepararla è spiegato in come denunciare una truffa.

Sulla banca: la Banca d’Italia ricorda che per un’operazione non autorizzata la contestazione va fatta il prima possibile e comunque entro 13 mesi dall’addebito, e che la denuncia alle autorità non è un requisito per avviare la pratica, anche se la banca può chiederla dopo. Per un bonifico istantaneo disposto da te i margini sono molto più stretti, e li trovi in bonifico istantaneo e truffa: che cosa fare.

Vista dall'alto di una cartellina con estratti conto sfocati, un evidenziatore e una spillatrice su una scrivania di legno
Scena illustrativa: riunire estratti conto e ricevute in un unico posto rende più semplice ricostruire che cosa è successo.

Dove denunciare e che cosa aspettarsi

La denuncia si presenta in qualunque ufficio della Polizia di Stato o stazione dei Carabinieri. Per le truffe online c’è anche il Commissariato di P.S. online della Polizia Postale, con due servizi diversi:

  • Segnala online serve a portare all’attenzione della Polizia Postale un fatto presumibilmente illegale, come un sito o un messaggio truffa. Non sostituisce la denuncia o la querela, e non è un servizio di emergenza: per quello ci sono il 112 o il 113.
  • La pre-denuncia online per truffa, frode informatica e uso indebito di carte si fa con SPID o CIE, ma al momento della nostra consultazione era in fase di sperimentazione solo presso alcuni uffici del Lazio, e va formalizzata entro 48 ore in un ufficio della Polizia di Stato su appuntamento. Fuori da quei casi, la denuncia si fa di persona.

Se la banca rifiuta il rimborso o non risponde, puoi presentare un reclamo scritto e poi rivolgerti all’Arbitro Bancario Finanziario: il ricorso costa 20 euro, non richiede un avvocato e si presenta entro 12 mesi dal reclamo.

Sii preparato a una cosa: il recupero dei soldi non è garantito, e in molti casi non avviene. La denuncia serve comunque, perché alimenta indagini che mettono insieme casi simili e perché banche e assicurazioni spesso ne chiedono la copia. Chi ti contatta promettendo di recuperare il denaro in cambio di un anticipo sta tentando una seconda truffa.

Domande frequenti sulla truffa

Che cos’è una truffa?

È un inganno costruito per farti dare soldi o qualcosa di valore di tua volontà. Per l’articolo 640 del codice penale servono un inganno (artifizi o raggiri), una persona indotta in errore, un profitto per chi inganna e un danno economico per chi è stato ingannato.

Che cos’è la truffa contrattuale?

È la truffa che avviene dentro un contratto: con artifizi o raggiri una persona viene convinta a concludere un accordo che altrimenti non avrebbe accettato, oppure viene ingannata mentre il contratto si esegue. Per la Cassazione si consuma quando chi inganna ottiene il bene e chi è stato ingannato lo perde in modo definitivo.

Che differenza c’è tra truffa e frode informatica?

Nella truffa sei tu, ingannato, a fare il pagamento. Nella frode informatica qualcuno altera un sistema informatico o usa senza diritto dati e programmi, per esempio entrando nel tuo home banking con credenziali rubate. Nella denuncia non devi scegliere tu l’etichetta: racconta i fatti in ordine.

C’è un importo minimo perché sia truffa?

No. L’articolo 640 non fissa una soglia. L’importo incide sulla pena, non sull’esistenza del reato, e anche il tentativo può essere perseguito.

Entro quanto tempo devo denunciare?

Per la truffa semplice serve la querela, da presentare entro tre mesi da quando hai avuto notizia certa del fatto. Alcune truffe aggravate si perseguono d’ufficio, ma presentare la querela entro tre mesi è la scelta che non chiude nessuna strada. Con la banca, invece, chiama subito: per le operazioni non autorizzate il limite massimo è di 13 mesi dall’addebito, ma va segnalato appena te ne accorgi.

Posso riavere i soldi dopo una truffa?

Dipende da come hai pagato e da quanto in fretta ti muovi. Un’operazione non autorizzata ha un percorso di rimborso previsto dalla legge, salvo dolo o colpa grave. Un bonifico che hai disposto tu è molto più difficile da recuperare. Chiama subito la banca e non pagare nessuno che prometta di recuperarli per te.

Vale la pena denunciare anche se non ho perso soldi?

Sì. Il tentativo può essere un reato, e una segnalazione alla Polizia Postale aiuta a collegare casi simili e a far conoscere uno schema prima che colpisca altre persone.

Quando si prescrive la truffa?

Di regola in sei anni dal giorno in cui la truffa si è consumata, perché per i delitti la prescrizione non è mai inferiore a sei anni. Con gli atti del procedimento il termine si può allungare al massimo di un quarto, fino a sette anni e sei mesi.

Che cosa prevede l’articolo 640-bis del codice penale?

Riguarda la truffa per ottenere contributi, sovvenzioni, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello Stato, di enti pubblici o dell’Unione europea. La pena è la reclusione da due a sette anni e si procede d’ufficio, senza bisogno di querela.

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