Come proteggere i genitori dalle truffe senza decidere al posto loro

Aiutare i tuoi genitori con le truffe comincia come una conversazione tra adulti. L’età da sola non provoca una truffa: queste storie sono costruite per sembrare urgenti, familiari e vere, e funzionano su persone di ogni età. Il compito della famiglia è rendere facile uscire da una conversazione quando qualcosa non torna, senza togliere il telefono, senza leggere i messaggi e senza autorizzare ogni pagamento.

Due persone sedute una accanto all'altra guardano insieme un telefono

Il piano in cinque punti

  1. Una frase che fa guadagnare tempo, scelta da chi la userà, per chiudere qualunque richiesta urgente.
  2. Due contatti fidati, su numeri già salvati in rubrica, da chiamare per confermare una richiesta di soldi.
  3. Il canale ufficiale di ogni servizio, scritto prendendolo dall’app, dalla carta o da un indirizzo digitato a mano, mai da un messaggio arrivato.
  4. Notifiche e limiti guardati insieme, e impostati come decide chi è intestatario del conto.
  5. Un piano per il dopo, senza rimproveri: chiudere il contatto, conservare le prove, chiamare la banca.

Chi è coinvolto deve partecipare a queste scelte, perché è lui a conoscere la propria giornata, i propri contatti e i servizi che usa davvero. Un piano scritto insieme è un piano che verrà usato; una regola imposta di solito produce solo silenzio la volta in cui serve parlarne.

Una figlia e un genitore guardano insieme un messaggio arrivato sul telefono
Scena illustrativa: mettersi d’accordo su come confermare una richiesta aiuta senza togliere autonomia a nessuno.

Partite da un accordo, non da una regola

Scegli un momento tranquillo, lontano da qualunque tentativo in corso, e parlate di situazioni concrete: un parente che chiede soldi, qualcuno che dice di essere della banca, una bolletta che arriva con una scadenza cortissima. Invece di provare a memorizzare tutte le truffe, decidete che cosa farà ciascuno di voi quando arriva una storia di quel tipo.

L’accordo può essere semplice: nessuno è obbligato a risolvere una richiesta urgente dentro la stessa conversazione in cui è arrivata. Chi ha ricevuto il messaggio può chiudere il contatto, chiamare un numero che aveva già e chiedere compagnia se resta il dubbio. È la stessa indicazione che il Garante per la protezione dei dati personali dà nella scheda sullo smishing: i numeri di telefono si verificano sui siti istituzionali, non si chiamano quelli scritti dentro il messaggio sospetto.

Fatene una regola di casa, non una regola per una persona sola. Un accordo che vale per tutti è più facile da accettare, e più facile da tirare fuori mesi dopo, di una politica scritta per chi è il più anziano.

Scegliete una frase che fa guadagnare tempo

Una frase pronta aiuta quando l’altra persona pretende una risposta immediata. Può essere semplicissima: “Adesso controllo e ti faccio sapere.” Chiude la pressione senza discutere, senza spiegare niente e senza dover dimostrare che c’è qualcosa che non va.

La frase deve sceglierla chi la userà, e deve suonare come una cosa che direbbe davvero. C’è chi preferisce dire che deve prima parlare con la famiglia, chi che vuole aprire l’app, chi che deve cercare un documento. Quello che conta è che la risposta restituisca il tempo di decidere.

Un esempio

Un padre riceve una telefonata da qualcuno che dice di essere dell’ufficio antifrode della sua banca e gli chiede di fare un bonifico di prova per proteggere il conto. Lui usa la frase concordata, “Adesso controllo e ti faccio sapere”, riattacca e chiama la figlia. Aprono insieme l’app della banca e non c’è nessun avviso. Blocca il numero e lo racconta al resto della famiglia.

Quella telefonata vale la pena chiamarla con il suo nome. La Banca d’Italia scrive nella pagina sulle truffe nei pagamenti che la banca non chiede mai i dati dei pagamenti online né per email né per telefono. Chi chiede di spostare i soldi per metterli al sicuro sta facendo la truffa, qualunque nome abbia usato. Come funziona quella chiamata, passo per passo, è in che cos’è il vishing.

Mettetevi d’accordo su un secondo modo di verificare

Per una richiesta che dice di venire da un familiare, scegliete numeri già salvati in rubrica, e una seconda persona da provare quando la prima non risponde. Se arriva un messaggio da un numero nuovo, la telefonata parte verso il numero vecchio. Se la storia riguarda una banca, un negozio o un ente pubblico, la verifica si fa nell’app, sul sito o sul numero stampato sulla carta.

Questa separazione conta perché una telefonata fatta al numero scritto nel messaggio può riportarti dalla stessa persona. Il numero che compare sul display non è una prova: l’AGCOM ha imposto agli operatori un filtro di rete contro le chiamate che arrivano dall’estero camuffate da numerazioni italiane, attivo dal 19 agosto 2025 per i numeri fissi e dal 19 novembre 2025 per i numeri mobili. È una protezione reale, ed è parziale, perché riguarda le chiamate internazionali con numero alterato.

Nemmeno una voce chiude la questione. Oggi si può costruire un audio che somiglia a una persona partendo da una clip breve, quindi l’accordo non può fermarsi a “ho riconosciuto la voce”. Alcune famiglie aggiungono una parola o una domanda che solo loro conoscono, concordata in anticipo e mai mandata per messaggio. Il meccanismo generale di queste conversazioni, cioè la pressione esercitata sulla persona invece che sul sistema, è raccontato in che cos’è l’ingegneria sociale.

Un accordo che funziona anche da lontano

Se vivi lontano, indicate due persone raggiungibili invece di una. Così nessuno dipende dalla disponibilità di un solo parente, e nessuno deve aspettare il permesso di qualcuno per controllare una cosa.

Guardate insieme notifiche e limiti

Aprite le app solo con l’intestatario presente e d’accordo, e passate in rassegna le impostazioni che già esistono. Può scegliere quali notifiche di operazione vuole, se i limiti di bonifico corrispondono a come spende davvero e se attivare una conferma in più tra quelle che la banca offre.

La verifica in due passaggi aggiunge una barriera vera e vale la pena attivarla: è l’autenticazione forte che la Banca d’Italia indica come protezione di base nei pagamenti, cioè due elementi tra qualcosa che sai, qualcosa che possiedi e qualcosa che sei. Non ferma ogni tipo di truffa, e non va venduta come se lo facesse.

Una cosa che aiuta ed è gratuita: iscrivere i numeri di casa al Registro Pubblico delle Opposizioni, il servizio con cui ci si oppone all’uso del proprio numero, fisso o mobile, per telefonate pubblicitarie e ricerche di mercato. L’iscrizione è gratuita, annulla anche i consensi dati in precedenza, e gli operatori di telemarketing sono tenuti a consultare il registro. Meno telefonate commerciali vuol dire meno rumore in cui una chiamata truffa può nascondersi.

Non impostare una password che conosce solo un parente. Blocca l’accesso legittimo, toglie autonomia e crea un problema il giorno in cui quel parente non è raggiungibile. L’intestatario deve sapere come entrare nei propri conti e dove stanno le informazioni per il recupero.

Abbassare i limiti può ridurre quanto può uscire in una volta sola, ma devono restare compatibili con i pagamenti che quella persona fa davvero. Guarda che cosa offre la banca invece di dare per scontato che un limite esista. In Italia non esiste un blocco preventivo del proprio profilo creditizio, cioè non c’è un pulsante che impedisca l’apertura di contratti a tuo nome finché non lo togli: quello che si può fare è tenere attive le notifiche, controllare i movimenti e reagire in fretta quando compare qualcosa di sconosciuto. Non cambiare le impostazioni di nascosto e non trattare una preferenza diversa dalla tua come un errore.

Tenete i contatti utili a portata di mano

Un elenco corto evita che qualcuno cerchi aiuto dentro lo stesso annuncio, messaggio o telefonata che ha creato il dubbio. Metteteci:

  • due familiari o amici su numeri già conosciuti;
  • il numero ufficiale della banca, copiato dalla carta, dall’app o dall’estratto conto;
  • l’operatore telefonico, per quando il telefono o la linea smettono di funzionare;
  • la strada per recuperare gli account importanti, senza scrivere password su un foglio lasciato in giro;
  • gli indirizzi per segnalare, cioè la pagina Segnala online del Commissariato di PS online e il modulo di Altroconsumo, così nessuno deve cercarli sotto pressione;
  • il 112, il numero unico europeo di emergenza, per quando c’è un pericolo immediato o qualcuno sta minacciando.

L’elenco si può stampare e tenere in casa, o salvare con un nome facile da trovare. Aggiornatelo quando cambia un numero. Se più di una persona sta aiutando, decidete chi fa cosa, così nessuno riceve due istruzioni diverse nello stesso momento.

Che cosa concordare per ogni tipo di richiesta

Nessuno deve indagare su un messaggio intero. Bastano poche azioni corte per uscire dalla storia che ti stanno raccontando.

  • Una richiesta di soldi: chiama la persona sul numero vecchio e leggi il nome sulla schermata di pagamento prima di autorizzare. Se non corrisponde alla storia, non mandare niente.
  • Una richiesta di un codice o di una password: non si danno. Chiudi il contatto e apri il servizio da una strada che conosci.
  • Una richiesta di installare un’app o di dare accesso al telefono: non si installa niente durante una telefonata. L’assistenza ufficiale si cerca a parte.
  • Un link su una bolletta o una consegna: non si usa l’indirizzo del messaggio. Si apre il sito o l’app che quella persona già usa.
  • Una richiesta di non dirlo a nessuno: parlane con qualcuno di cui ti fidi. Qualunque tentativo di impedire un secondo parere merita una pausa.

Che cosa una banca non chiede mai

Una banca non chiama per chiedere la password, il PIN o un codice usa e getta. Non dice di spostare i soldi su un conto sicuro, non manda nessuno a casa a ritirare una carta e non chiede di installare un programma per risolvere un problema. Se qualcuno chiede una di queste cose a nome di una banca, riattacca e raggiungi la banca dall’app o dal numero stampato sulla carta.

Lo stesso vale per chi telefona a nome di un ente pubblico. L’Agenzia delle Entrate lo scrive nella propria pagina su come difendersi dal phishing: non manda mai per posta elettronica comunicazioni contenenti dati personali dei contribuenti, e in caso di dubbio sull’origine di un messaggio il consiglio è non aprirlo e contattare il mittente da un recapito ufficiale trovato altrove.

Le altre storie che si ripetono stanno in le truffe online più comuni, e le abitudini di tutti i giorni in come evitare le truffe. Nessuno deve esaminare ogni messaggio che riceve. Se una cosa resta confusa, non pagare e non cliccare è già una risposta completa.

Provate il piano senza spaventare nessuno

Una volta scelte la frase e i contatti, fate una prova con una situazione che tutti sanno essere inventata. Uno dice: è appena arrivata una richiesta di soldi da un numero che non conosco. L’altro racconta come chiuderebbe la conversazione, dove troverebbe il numero vecchio e chi proverebbe a chiamare se nessuno risponde. Il punto è che la strada sia familiare prima che serva.

Non mandare un finto messaggio truffa per vedere come reagisce qualcuno. Oltre alla preoccupazione che provoca, rovina proprio la fiducia che serve perché la prossima volta quella persona dica “mi è arrivata questa cosa, che ne pensi”. Se un passaggio risulta scomodo, sistematelo insieme: spostare i contatti in un posto più raggiungibile, aumentare la dimensione del testo, scrivere il percorso per arrivare all’assistenza ufficiale. La modifica deve risolvere una difficoltà che la persona ha nominato da sola.

Aiutare senza trasformarlo in controllo

Non aprire con “tanto tu non capisci il telefono” o “mandami tutto prima di pagare”. Tratta un adulto come incapace e il risultato di solito è che smette di raccontarti le cose di cui non è sicuro. Chiedi invece quali situazioni lo preoccupano e che tipo di aiuto vorrebbe davvero.

Racconta anche quello che fai tu. Un accordo che vale per tutti è più facile da accettare di una regola inventata per una persona. E se preferisce chiedere aiuto a un altro parente o a un amico, anche quella scelta merita rispetto.

Non leggere i messaggi senza permesso, non chiedere password e non cambiare i limiti di nascosto. Se a un certo punto serve davvero un sostegno più stretto nella gestione del denaro, parlatene apertamente: che cosa verrà guardato, perché e per quanto tempo. Se la strada diventa quella di uno strumento formale, è una decisione da prendere con un professionista, non da improvvisare in famiglia. E quando i soldi vengono presi da qualcuno vicino alla famiglia, il problema è diverso e va portato fuori dalle mura di casa, ai servizi sociali del comune o direttamente alle forze dell’ordine.

Se è già successo qualcosa

Comincia senza colpevolizzare. Le truffe sono costruite per ingannare, e la responsabilità è di chi le organizza. Chiedi che cosa è successo e se c’è stato un pagamento, un codice o una password consegnati, un’app installata o un account in cui non si riesce più a entrare.

  1. Nella prima ora, chiama la banca o chi ha emesso la carta al numero sulla carta o dentro l’app, di’ che il pagamento è avvenuto per una truffa e chiedi se si può ancora fermare. Fatti dare un numero di pratica. Per un bonifico istantaneo, quello che si può ancora tentare, senza promesse, è in bonifico istantaneo e truffa: che cosa fare.
  2. Chiudete il contatto e conservate le prove: messaggi, numeri, ricevute e l’indirizzo di qualunque pagina sia stata aperta.
  3. Cambiate qualunque password sia stata condivisa, da un dispositivo di cui vi fidate, e anche ovunque fosse riusata.
  4. Se un account è stato preso, usa la procedura di recupero del servizio e avvisa i contatti che potrebbero ricevere richieste a nome di quella persona: come si fa è in account WhatsApp rubato.
  5. Segnalate e denunciate. La segnalazione alla Polizia Postale si manda dalla pagina Segnala online. La denuncia si presenta agli uffici della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri, e la pagina Denuncia per reati telematici spiega che truffa, frode informatica e indebito utilizzo di carte rientrano nel servizio online con SPID o CIE, ancora in fase sperimentale e attivo solo in alcune sedi, da formalizzare poi in ufficio.

Se l’SMS o la telefonata dicevano di venire dalla banca, la strada per riconoscerli la prossima volta è in SMS falso della banca. Se la truffa è passata da un finto negozio o da un finto professionista, i controlli da fare prima di pagare sono in come capire se un’azienda è affidabile.

Il recupero non è garantito e spesso non avviene. Vale la pena dirlo ad alta voce presto, così nessuno passa il mese successivo ad aspettare un rimborso che non era probabile, e nessuno paga una seconda volta a chi promette di recuperare i soldi.

Domande frequenti su come proteggere i genitori

Devo controllare tutti i pagamenti dei miei genitori?

No. La parte più grossa della protezione viene da un accordo, da contatti già conosciuti e da impostazioni scelte insieme. Controllare ogni pagamento senza consenso toglie autonomia e di solito rende meno probabile che qualcuno racconti un messaggio di cui non è sicuro, che è esattamente il contrario di quello che serve.

Come posso aiutare se viviamo lontani?

Mettetevi d’accordo su una frase che fa guadagnare tempo, su due contatti fidati e sui canali ufficiali dei servizi che usano di più. A distanza due contatti contano più di uno, perché nessuno deve aspettare che una sola persona sia disponibile per poter verificare una cosa.

Conviene abbassare i limiti di bonifico?

Può convenire, se il nuovo limite copre ancora i pagamenti che quella persona fa davvero. Guarda che cosa permette la banca invece di dare per scontato un valore. Limiti più bassi riducono quanto può uscire in una volta sola e non fermano ogni truffa. La decisione è dell’intestatario del conto.

Che cosa dico a qualcuno che è appena stato truffato?

Che la colpa è di chi ha costruito la truffa, e poi aiutalo: chiudere il contatto, conservare le prove, chiamare la banca, segnalare e denunciare. La priorità è limitare il danno, non stabilire che cosa avrebbe dovuto notare. Cercare l’errore fa solo nascondere il prossimo.

Basta un elenco delle truffe più comuni?

No. Le storie cambiano in continuazione e nessun elenco le copre tutte. È più utile mettersi d’accordo su come uscire da una conversazione sotto pressione, su quale contatto conosciuto chiamare per verificare, e sul fatto che chiedere aiuto va sempre bene. Quello funziona anche su una truffa che non ha ancora un nome.

Come affronto il discorso senza offendere mio padre o mia madre?

Fanne un accordo di casa invece che una regola per loro, e racconta che cosa fai tu. Chiedi quali situazioni li preoccupano invece di elencare quello che dovrebbero smettere di fare. Un piano che una persona ha contribuito a scrivere è un piano che userà, e lascia le decisioni nelle sue mani.

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