16 truffe del 2026 e come riconoscere ognuna
Le truffe di questa lista partono da storie molto diverse, ma quasi tutte finiscono nello stesso punto: un pagamento fatto in fretta, un codice passato a chi non dovrebbe averlo o un documento consegnato a chi non è chi dice di essere. Per ognuna trovi come arriva di solito la storia e quale dettaglio mostra che è una truffa prima che tu paghi.

I numeri più recenti
Nel bilancio 2025 della Polizia Postale, pubblicato il 10 gennaio 2026, il cybercrime economico-finanziario conta 27.085 casi trattati e 4.489 persone indagate, su un totale di 51.560 casi. Lo stesso bilancio dice che l’uso dell’intelligenza artificiale, in particolare dei deepfake, cioè audio e video falsi costruiti al computer, ha reso i tentativi di truffa ai danni dei cittadini sempre più sofisticati.
Per i prestiti aperti con l’identità di un’altra persona c’è un secondo numero. L’Osservatorio di CRIF sulle frodi creditizie, pubblicato il 3 agosto 2026, conta oltre 38.300 casi nel 2025, il 23,8% in più dell’anno prima, per un valore di oltre 165 milioni di euro.
La lista qui sotto non è una classifica. Mette insieme gli avvisi pubblicati nel 2026 dalla Polizia Postale, dalla Polizia di Stato, dall’Agenzia delle Entrate e da un comune, i casi scoperti da polizia e carabinieri e le schede della Banca d’Italia. Ogni voce finisce con il segnale che di solito mostra la truffa prima che tu paghi.
Truffe quando compri o paghi
1. Il negozio online che imita un marchio

Ad aprile 2026 la Polizia Postale ha segnalato un aumento delle segnalazioni su siti di vendita falsi che copiano la grafica di negozi ufficiali o di rivenditori autorizzati. Vendono abbigliamento, elettronica e accessori di marca a prezzi molto più bassi del normale e spingono a pagare subito con carta, bonifico o un altro pagamento digitale. Dopo il pagamento il venditore sparisce, oppure arriva un oggetto di poco valore, diverso da quello comprato.
Come riconoscerla: il prezzo molto sotto il normale è il primo segnale, insieme alla fretta di chiudere l’acquisto. Prima di pagare leggi con calma l’indirizzo del sito e cerca il negozio fuori dall’annuncio. Se paghi con un bonifico, guarda a chi è intestato il conto: se il negozio dice di essere un’azienda e il conto è di una persona, non pagare.
2. Il QR code incollato sul parcometro

A maggio 2026 il Comune di Riccione ha trovato diversi QR code non autorizzati incollati sui parcometri, dopo casi simili a Pesaro. Chi inquadrava l’adesivo finiva su una pagina che imitava un portale di pagamento, inseriva i dati della carta e pagava i truffatori. In più la sosta non risultava pagata, quindi restava anche il rischio di una multa.
Come riconoscerla: un QR code che sembra un adesivo aggiunto sopra la colonnina va lasciato stare. Paga con monete, con la carta direttamente al parcometro o con l’app per la sosta che usi già, aperta da te. Se dopo aver inquadrato un codice una pagina che non conosci ti chiede il numero completo della carta, chiudila.
3. Il biglietto per il concerto esaurito

A luglio 2026 la Polizia Postale ha avvisato delle truffe sui biglietti per concerti esauriti. Passano da siti falsi che copiano grafica e contenuti di piattaforme di vendita note, oppure da profili social rubati che offrono biglietti al prezzo originale. Per sembrare affidabili, i truffatori mostrano documenti d’identità rubati e mandano PDF modificati di biglietti veri, spesso con codici già usati che all’ingresso non valgono.
Come riconoscerla: la foto di un documento non dimostra chi ti sta scrivendo, perché anche quel documento può essere stato rubato a qualcun altro. Compra solo dai canali di vendita ufficiali dell’evento e diffida dei privati che ti contattano sui social.
4. La fattura con l’IBAN cambiato

La Banca d’Italia la descrive tra le truffe nei pagamenti: qualcuno si finge un fornitore, per esempio di servizi energetici, e chiede di cambiare le coordinate bancarie per pagare le fatture, oppure manda direttamente una fattura con un IBAN nuovo. L’importo e la causale sono giusti. Cambia solo il conto su cui arrivano i soldi.
Come riconoscerla: una richiesta di cambiare IBAN arrivata per email o per messaggio va controllata chiamando il fornitore a un numero che avevi già, non a quello scritto nella comunicazione. Dal 9 ottobre 2025, prima di un bonifico in euro, la banca ti dice anche se il nome del beneficiario corrisponde all’IBAN, come spiega la Banca d’Italia nella pagina sull’IBAN. Se l’esito è una mancata corrispondenza, non andare avanti finché non hai capito perché.
Chi finge di essere la banca o un ente
5. Il finto operatore della banca con il numero giusto sul display

A giugno 2026 i carabinieri di Roma hanno denunciato 44 persone per truffe fatte tra novembre 2025 e maggio 2026: 39 casi, con una parte del bottino recuperata tra oro, gioielli e contanti per oltre 900 mila euro. Le vittime, in prevalenza anziani, ricevevano SMS o telefonate da finti operatori bancari o da finti agenti, e sul display compariva il numero vero della banca o dell’ufficio di polizia. Si chiama spoofing: il numero di chi chiama viene falsificato. Poi arrivava il racconto di un pericolo per i risparmi, e la persona veniva spinta a fare bonifici urgenti o ricariche su carte dei complici.
Dal 19 novembre 2025 l’AGCOM ha esteso anche ai numeri mobili il filtro che blocca le chiamate dall’estero con numeri italiani falsificati. Il filtro riduce il fenomeno, ma non garantisce niente sulla singola chiamata.
Come riconoscerla: un conto sicuro dove spostare i soldi non esiste, e la banca non chiede bonifici per proteggerti. Riattacca e chiama tu il numero stampato sul retro della carta o quello che trovi nell’app, mai quello comparso sul display o dettato al telefono.
6. La falsa app della banca

Ad agosto 2026 i carabinieri di Fermo hanno denunciato cinque persone per una frode da 44 mila euro. La vittima era stata chiamata da finti operatori della sua banca che, con la scusa di operazioni di sicurezza urgenti, le avevano fatto scaricare un’applicazione identica a quella vera. Il giorno dopo il telefono funzionava in modo strano, e dal conto erano partiti bonifici verso carte prepagate intestate ai truffatori. La Banca d’Italia descrive una variante simile sul posto di lavoro: un finto tecnico che fa installare un programma per controllare il dispositivo a distanza.
Come riconoscerla: una banca non ti chiede al telefono di installare un’app da un link né di dettare un codice arrivato per SMS. Le app si scaricano dallo store del telefono, cercandole tu. Se il telefono comincia a muoversi da solo, stacca i dati e il wi-fi e chiama la banca da un altro telefono.
7. La richiesta di pagamento che arriva sull’app
Ad agosto 2026 la Polizia Postale ha ricevuto molte segnalazioni di richieste di pagamento mandate con le app di pagamento collegate al numero di telefono. I truffatori le inviano a tantissime persone, contando sul fatto che qualcuno autorizzi senza guardare bene chi sta chiedendo i soldi.
Come riconoscerla: se autorizzi una richiesta di pagamento, i soldi escono dal tuo conto. Leggi sempre il nome di chi chiede, l’importo e la causale. Se non conosci chi la manda o non sai perché, rifiutala e, se hai dubbi, chiama la tua banca.
8. L’SMS della finta multa

Ad agosto 2026 la Polizia Postale ha segnalato di nuovo SMS su presunte infrazioni stradali che usano il nome della Polizia di Stato, della Polizia Stradale o di altri enti pubblici. Parlano di una sanzione non pagata e chiedono di pagarla in poco tempo da un link, per evitare costi in più. La pagina chiede dati personali, credenziali o i dati della carta.
Come riconoscerla: la Polizia di Stato non notifica verbali o sanzioni con SMS, app di messaggistica o link. Non aprire il link. Se temi di avere davvero una multa, contatta l’ente citato ai recapiti ufficiali che cerchi tu.
Chi finge di essere qualcuno che conosci
9. Il parente che scrive da un account rubato

Ad agosto 2026 la Polizia Postale ha avvisato dei messaggi che sembrano arrivare da familiari o amici e chiedono con urgenza un bonifico, una ricarica o un altro pagamento per un’emergenza. Spesso partono da account WhatsApp rubati, quindi il nome che vedi è proprio quello che hai in rubrica. Pochi giorni dopo ha segnalato anche una nuova ondata di account compromessi su telefoni e app non aggiornati, in alcuni casi senza che la persona toccasse niente.
Come riconoscerla: prima di pagare, chiama la persona su un altro numero o un altro telefono, oppure parlale di persona. Non dare a nessuno i codici di verifica, nemmeno a chi sembra un parente. Tieni aggiornati telefono e app, attiva la verifica in due passaggi e guarda ogni tanto l’elenco dei dispositivi collegati. Se ti hanno preso l’account, avvisa subito i tuoi contatti: i passi per recuperarlo sono in account WhatsApp rubato.
10. La voce clonata con l’intelligenza artificiale

Nei casi scoperti dai carabinieri di Roma e citati sopra, i truffatori usavano anche programmi di intelligenza artificiale per clonare la voce di parenti, e raccontavano finti incidenti stradali di figli o nipoti per ottenere bonifici urgenti. A febbraio 2025 la stessa tecnica era stata usata con la voce del ministro della Difesa Guido Crosetto, che con la truffa non c’entrava niente, per chiedere bonifici a imprenditori noti. Secondo il Corriere della Sera, sono spariti in tutto circa un milione di euro.
Come riconoscerla: riconoscere la voce non basta più. Riattacca e richiama al numero che avevi già salvato. In famiglia potete mettervi d’accordo su una domanda o una parola che conoscete solo voi, da usare ogni volta che qualcuno chiede soldi con urgenza.
11. Il finto carabiniere che manda qualcuno a casa

A settembre 2026 la Polizia di Stato ha descritto il copione in un caso a Padova: una telefonata concitata di un finto maresciallo o carabiniere, un’emergenza inventata come una rapina o un incidente, e l’arrivo di un incaricato che ritira oro e contanti. Mentre il complice teneva al telefono un uomo di 88 anni, alla porta si è presentato un finto addetto del tribunale a prendere una borsa di gioielli.
Come riconoscerla: le forze dell’ordine non mandano mai nessuno a casa a verificare o ritirare oro e contanti. Se ricevi una chiamata così, riattacca e chiama il 112 o il 113, anche se chi parla insiste per restare in linea. Per parlarne in famiglia prima che succeda, c’è come proteggere i genitori dalle truffe.
Chi promette soldi
12. Il falso trading online

A settembre 2026 la Polizia Postale ha denunciato otto persone per un falso sito di trading: un uomo di Crotone, attirato da guadagni facili pubblicizzati in un post sui social, in tre mesi aveva versato oltre 125 mila euro a sedicenti broker. La Consob, che può ordinare l’oscuramento dei siti di chi offre investimenti senza autorizzazione, al 10 settembre 2026 ne aveva oscurati 1.816 da luglio 2019.
Come riconoscerla: diffida dei guadagni alti presentati come sicuri e di chi ti contatta per primo per proporti un investimento. Prima di versare, cerca la società negli elenchi degli intermediari autorizzati sul sito della Consob. Se per ritirare i tuoi soldi ti chiedono una tassa o una commissione, non pagare più niente.
13. Il lavoro facile dei like
Ad agosto 2026 un’operazione della Polizia di Stato coordinata dalla Procura di Venezia ha colpito una rete di false offerte di lavoro online: da 2 a 5 euro per ogni compito semplice, come mettere “mi piace” a un video o recensire un hotel. I primi guadagni arrivavano davvero, poi le persone venivano inserite in gruppi riservati e invitate a depositare soldi per avere compiti più pagati o per investire in criptovalute. Quando le somme diventavano alte, il conto sulla piattaforma veniva bloccato e arrivavano richieste di tasse di sblocco e commissioni.
Come riconoscerla: un lavoro vero non ti chiede di versare soldi per lavorare o per ritirare quello che hai guadagnato. La Polizia Postale indica come primo segnale di questa truffa i messaggi da numeri con prefisso estero che propongono compiti semplici e ben pagati.
14. Il finto rimborso delle tasse

Il 16 settembre 2026 l’Agenzia delle Entrate ha segnalato nuove campagne di email e SMS che usano il suo nome e quello dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione per promettere un rimborso IRPEF. Lo stesso pretesto era già stato usato in una campagna di fine agosto. Lo scopo è farti inserire dati personali e finanziari su una pagina raggiunta da un link.
Come riconoscerla: non inserire dati in una pagina aperta da un link che non aspettavi. Se vuoi sapere se hai davvero un rimborso, entra tu nell’area riservata dal sito dell’Agenzia, oppure guarda la pagina “Focus sul phishing” del portale, dove l’Agenzia elenca le campagne false.
Chi usa il nome della polizia o i tuoi dati
15. L’email della finta polizia

Ad agosto 2026 la Polizia di Stato ha avvisato di email che imitano convocazioni e atti giudiziari, a volte con nomi e firme del Capo della Polizia o di dirigenti veri. Accusano chi le riceve di aver visto materiale illegale online e chiedono giustificazioni per evitare un’indagine. A chi risponde arriva poi la richiesta di pagare una somma per chiudere il procedimento.
Come riconoscerla: la Polizia di Stato non manda email o messaggi per notificare provvedimenti giudiziari né per chiedere pagamenti. Non rispondere, non aprire allegati e non dare dati. Chi scrive conta sulla paura di un’accusa grave per farti pagare in fretta.
16. Il prestito aperto a tuo nome

Con i documenti e i dati di un’altra persona si possono chiedere prestiti e finanziamenti. L’Osservatorio di CRIF citato all’inizio conta oltre 38.300 casi di frode creditizia nel 2025, e spiega che di solito la vittima lo scopre quando la banca o una società di recupero crediti la contatta per rate mai chieste, o quando le viene rifiutato un prestito per rate non pagate. Nel rapporto sul primo semestre 2025 CRIF racconta anche il caso di una coppia che aveva mandato caparra e documenti per una casa vacanze che non esisteva: il truffatore ha poi provato ad aprire un finanziamento a loro nome per comprare un’auto.
Come riconoscerla: manda copie dei documenti solo quando sai con certezza chi le riceve e perché, e diffida di chi te le chiede per un affitto, un lavoro o una vendita tra privati prima di qualunque verifica. Se scopri un finanziamento che non riconosci, avvisa subito per iscritto la banca o la finanziaria e fai denuncia.
Che cosa hanno in comune quasi tutte
Le sedici truffe cominciano in modi diversi, ma la maggior parte ha alcuni punti in comune: una storia con fretta, un contatto arrivato fino a te senza che tu lo cercassi e una richiesta di soldi, di un codice o di un documento.
- La fretta. Una scadenza corta, un conto che sta per essere bloccato, una multa che aumenta. La fretta serve a toglierti il tempo di controllare.
- Il contatto che è arrivato da te. Il link, il numero e l’app mandati nella conversazione li ha scelti il truffatore. Quando cerchi tu il canale ufficiale, molte di queste storie non reggono più.
- Il nome di chi riceve i soldi. Prima di un bonifico in euro la banca ti dice se il nome del beneficiario corrisponde all’IBAN. Un conto intestato a una persona per un acquisto in un negozio, o a una società che non c’entra niente, è un motivo per non pagare.
- Il codice che arriva per messaggio. Serve a dimostrare che sei tu. Passarlo a qualcuno vuol dire dargli l’account, anche quando chi lo chiede sembra una persona conosciuta.
Se vuoi rivedere queste situazioni con più calma, le truffe online più comuni ne racconta cinque passo per passo, e come evitare le truffe raccoglie le accortezze da usare prima di aprire un link o pagare.
Se hai già pagato
Chiama subito la banca, al numero stampato sulla carta o a quello dell’app, e di’ chiaramente che si tratta di una truffa. La Banca d’Italia spiega che un’operazione non autorizzata va rimborsata entro la fine della giornata operativa successiva a quella in cui la banca ne viene a conoscenza, salvo dolo o colpa grave del cliente, e va contestata senza ritardo e comunque entro 13 mesi dall’addebito.
Se invece il bonifico l’hai disposto tu, anche se ingannato, la situazione è diversa. Il bonifico istantaneo è irrevocabile dal momento in cui viene disposto, e la Banca d’Italia scrive che in caso di truffa recuperare l’importo è molto difficile, se non impossibile. Avvisa comunque la banca subito e chiedi che cosa può provare a fare. Se la sua risposta non ti convince, puoi rivolgerti all’Arbitro Bancario Finanziario, dopo un reclamo scritto alla banca. Il percorso completo è in bonifico istantaneo e truffa: che cosa fare.
Poi fai denuncia. La Polizia Postale permette una pre-denuncia online con SPID o CIE, da confermare poi in un ufficio di polizia su appuntamento. La denuncia serve anche quando contesti un addebito con la banca o un finanziamento aperto a tuo nome. Se qualcuno sta per venire a casa tua a ritirare soldi o gioielli, chiama il 112 o il 113.
Un’ultima cosa, che vale per tutte le voci di questa lista: la colpa di una truffa è sempre di chi la fa. Queste storie sono costruite per funzionare, e molte ingannano anche persone attente.
Fonti consultate
Le truffe, i numeri e gli avvisi citati sono stati controllati il 24 settembre 2026 su queste pagine:
- Polizia di Stato: sicurezza cibernetica, i dati 2025 della Polizia Postale, del 10 gennaio 2026
- CRIF: Osservatorio frodi creditizie 2025, del 3 agosto 2026
- CRIF: frodi creditizie nel primo semestre 2025, dell’8 gennaio 2026
- Polizia Postale: falsi siti di e-commerce e offerte ingannevoli, del 21 aprile 2026
- Comune di Riccione: falsi QR code sui parcometri, del 15 maggio 2026
- Polizia Postale: concerto sold out? Attenzione alle truffe, del 30 luglio 2026
- Banca d’Italia: truffe, come difendersi, con la truffa della fattura e quella del supporto tecnico
- Banca d’Italia: IBAN e verifica del beneficiario
- RomaToday: finti carabinieri e voci clonate, l’operazione dei carabinieri di Roma, del 3 giugno 2026
- AGCOM: dal 19 novembre il filtro anti-spoofing anche per i numeri mobili, del 13 novembre 2025
- Rai TGR Marche: frode con finta app della banca, del 28 agosto 2026
- Polizia Postale: richieste di pagamento tramite app, del 17 agosto 2026
- Polizia Postale: SMS su presunte infrazioni stradali, del 5 agosto 2026
- Polizia Postale: richieste di denaro e furto dell’account WhatsApp, del 25 agosto 2026
- Polizia Postale: nuova ondata di attacchi zero-click su WhatsApp, del 28 agosto 2026
- Corriere della Sera: la truffa con la voce clonata del ministro, dell’8 febbraio 2025
- Polizia di Stato: truffe agli anziani, il finto carabiniere, dell’11 settembre 2026
- Polizia Postale: falso sito di trading online, denunciate otto persone, del 7 settembre 2026
- Teleborsa: la Consob oscura 11 siti, il totale sale a 1.816, del 10 settembre 2026
- Virgilio Notizie: la truffa del lavoro online dei like, del 3 agosto 2026
- Polizia Postale: task scam, le offerte di lavoro su WhatsApp
- Agenzia delle Entrate: campagne di phishing a tema falso rimborso IRPEF, del 16 settembre 2026
- Polizia di Stato: truffe online a nome delle forze di polizia, del 10 agosto 2026
- Banca d’Italia: operazioni di pagamento non autorizzate
- Banca d’Italia: bonifico istantaneo
- Banca d’Italia: Arbitro Bancario Finanziario
- Polizia Postale: denuncia per reati telematici
Domande frequenti sulle truffe del 2026
Quanti casi di truffa online tratta la Polizia Postale?
Nel bilancio del 2025, pubblicato il 10 gennaio 2026, la Polizia Postale conta 27.085 casi di cybercrime economico-finanziario trattati e 4.489 persone indagate, su 51.560 casi in totale. Il portale del Commissariato di PS online ha ricevuto più di 94 mila segnalazioni. Sono i casi arrivati alla polizia, non tutte le truffe tentate nel paese.
Le truffe sono aumentate?
Le frodi creditizie sì. L’Osservatorio di CRIF conta oltre 38.300 casi nel 2025, il 23,8% in più del 2024, per oltre 165 milioni di euro. Questo numero riguarda i prestiti e i finanziamenti chiesti con l’identità di un’altra persona, non tutte le truffe.
Se il nome del beneficiario corrisponde all’IBAN, il pagamento è sicuro?
Non basta da solo, ma aiuta molto. Dal 9 ottobre 2025 la banca ti dice prima di un bonifico in euro se il nome corrisponde all’IBAN. Un conto intestato a una persona per un acquisto in un negozio, o a una società che non c’entra niente con quello che stai pagando, è un motivo per non concludere il pagamento.
Come faccio a sapere se una telefonata della banca è vera?
Non decidere durante la telefonata, perché il numero sul display si può falsificare. Riattacca, apri tu l’app della banca e guarda se c’è un avviso, oppure chiama il numero stampato sul retro della carta. La banca non chiede password, codici arrivati per SMS né bonifici verso un conto sicuro.
Mi ha chiamato la voce di un parente che chiedeva soldi. Che cosa faccio?
Chiudi la chiamata e telefona al numero che avevi già salvato di quella persona. Con l’intelligenza artificiale si può imitare una voce, quindi una voce somigliante non dimostra chi sta parlando. Una domanda o una parola concordata in famiglia risolve molti di questi casi.
Vale la pena fare denuncia?
Sì. La denuncia documenta il caso, aiuta le indagini e ti serve quando contesti un addebito con la banca o un finanziamento aperto a tuo nome. Per molte truffe online si può partire da una pre-denuncia sul sito della Polizia Postale, con SPID o CIE, da confermare poi in un ufficio di polizia.
Come proteggo genitori e nonni?
Mettetevi d’accordo su una regola semplice: nessun pagamento urgente chiesto per telefono o per messaggio parte senza una verifica su un altro canale. Ricordate anche che nessuna forza dell’ordine manda qualcuno a casa a ritirare oro o contanti: in quel caso si chiama il 112 o il 113.
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